Scuola, università e ricerca: da maggio aumenti di stipendio

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Buone notizie in arrivo per oltre 1,2 milioni di dipendenti pubblici che lavorano nel comparto della scuola, della ricerca, dell’università, delle accademie e dei conservatori.

Il personale impiegato in questi settori, infatti, già con la busta paga di maggio si ritroverà con un aumento che può andare da 85 a 110 euro lordi al mese, e con tanto di arretrati di due anni e 4 mesi che varranno la bellezza di un minimo di 271 fino a un massimo di 412 euro netti (l’entità precisa degli arretrati varierà a seconda del profilo e dell’anzianità del lavoratore).

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Il rinnovo dei contratti per una buona fetta di pubblico impiego, con il contestuale aumento degli stipendi e lo sblocco degli arretrati, arriva dopo la firma definitiva degli organismi preposti. Dopo il via libera dato dalla Corte dei Conti un paio di giorni fa, il rinnovo contrattuale, così come scritto dal governo Gentiloni, per poter entrare in vigore necessitava soltanto di un passaggio tecnico. Passaggio che c’è stato e che ha appunto permesso di sbloccare la questione una volta per tutte.

Diverse le realtà che hanno lavorato alla stesura del nuovo contratto e che hanno raggiunto un’intesa sugli aumenti di stipendio, tra cui anche i sindacati più “ostili” come la Cgil. Tuttavia la strada da percorrere in questo ambito è ancora molta, in quanto dopo gli aumenti dati al comparto scuola e ricerca ci sarebbe da mettere mano a Sanità ed Enti locali, in cui lavorano parecchi altri dipendenti.

Fiera del traguardo raggiunto è la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che nelle scorse ore ha sottolineato la propria soddisfazione per il percorso fatto e per gli obiettivi raggiunti. Obiettivi, ha detto, “che ci permettono di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico, dopo più di otto anni di attesa, a tutti coloro che lavorano con passione e serietà nel comparto della conoscenza”.