Criptovalute, Corea del Sud indaga su casi interni di insider trading

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E se sulle criptovalute si stesse facendo insider trading? L’ipotesi è piovuta come un fulmine a ciel sereno in Corea del Sud, dove i regolatori finanziari sono stati accusati di aver sfruttato le notizie di questi giorni per trarre vantaggi non da poco sul mercato e-currency.

In pratica sembra che in Corea del Sud sia stata portata avanti una pratica, assolutamente illecita, che sfruttando le informazioni possedute in forza della propria posizione e non ancora rese di pubblico dominio, possono dar luogo a movimenti profittevoli.

Choi Heung Sik, numero uno del Financial Supervisory Service di Seoul, ha confermato l’indiscrezione secondo la quale alcuni impiegati avrebbero venduto le criptovalute da loro detenute prima della diffusione delle notizie inerenti l’arrivo di una stretta sul settore.

Ed è qui che si verifica la fattispecie di insider trading: tali impiegati, sfruttando la loro posizione di privilegio, avrebbero saputo prima di tutti della misura al vaglio del governo, pertanto avrebbero venduto le criptovalute in loro possesso prima che la notizia, diventando di dominio pubblico, avrebbe prodotto il crollo delle quotazioni che poi c’è effettivamente stato.

Questa faccenda, ha chiarito Hong Nam Ki, direttore dell’ufficio di Coordinamento dell’ente regolatore, “è oggetto di indagine”. “E’ orribile – ha aggiunto – che dei dipendenti pubblici si siano mossi in maniera tale da influenzare il mercato e trarne profitto personale”.

Nel frattempo le criptovalute stanno provando a rialzarsi dopo aver accusato pesantemente il colpo delle notizie provenienti da Oriente. Il Bitcoin per esempio sta provando a rialzarsi anche se i suoi sono movimenti a dir poco impercettibili per chi tende a guardare a guadagni consistenti. La situazione, in pratica, è stabile con uno sguardo al tentativo di ripresa. Stessa cosa per l’Ethereum, che si muove su rialzi decimali nell’arco della stessa giornata ma che già rispetto a ieri ha guadagnato l’8% circa.