I mestieri pagati poco in Italia sono purtroppo molti, e all’interno di svariate categorie, alcune delle quali sono inaspettate.

Saldatore (Fonte foto: web)

Mai come in questo ultimo anno, anche a causa della crisi economica scaturita dalla pandemia, sono state fatte molte polemiche su stipendi, contratti, e persino sulla forma di contrasto alla povertà introdotto nel 2019 dall’allora Governo Conte, il Reddito di Cittadinanza; tra fazioni che ne difendono la validità e accuse gravi nei confronti dei “furbetti” che gettano fango su questa misura – che nella sua totalità andrebbe comunque quantomeno rivista – si è un po’ perso il bandolo della matassa: in Italia siamo molto indietro in fatto di rinnovo di contratti, di adeguamenti ISTAT alle retribuzioni, e soprattutto esistono degli impieghi in cui non mancano situazioni di vero e proprio sfruttamento.

La crisi, i contratti collettivi da rinnovare e gli aumenti irrisori

A fine marzo 2021 l’ISTAT comunica che tra tutti i contratti economici in essere, solamente alcuni sono stati rinnovati e solo per alcune categorie si sono registrati piccolissimi aumenti sullo stipendio, vanificati però dall’inflazione che a causa del Covid era – sempre a marzo – a +0,8 su indice generale e del fatto che non sono state tenute in conto le erogazioni di Cassa Integrazione – e della conseguente minor entrata di stipendio. Nell’Industria l’aumento ha visto un +0,9%, minore a quello dei servizi privati che ha segnato un +0,6% e non all’altezza degli aumenti dei settori Carta e Stampa (+1,9%), edilizia (+1,6%) e comparto assicurativo (+2%); zero assoluto invece nel comparto della PA.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, in una nota pubblicata sempre a marzo, poneva anche l’accento su dati importanti: “i contratti in attesa di rinnovo sono 43 e interessano circa 9,7 milioni di dipendenti, il 78,5% del totale. Come al solito, nei momenti di crisi, si interrompono i rinnovi contrattuali, aumenta il tempo medio di attesa per il rinnovo e questo aggrava ulteriormente la condizione economica delle famiglie”.

In un clima così teso e difficile, parlare di stipendi bassi è la ciliegina sulla torta; ma anche prima della crisi economica globale vi erano dei lavori che offrivano una paga davvero esigua rispetto all’importo mensile che servirebbe per condurre una vita quantomeno dignitosa. Ma quali sono questi mestieri? Se per alcune categorie è quasi scontato comprenderlo, ve ne sono altre per cui riesce difficile immaginare situazioni al limite dello sfruttamento.

I lavori meno pagati in Italia e che nessuno vuole più fare

Il pensiero va subito al Settore Agricolo e a quello Minerario, e non ci voleva il genio della lampada per scoprire che è lì che si annidano vere e proprie organizzazioni a stampo criminale che sfruttano i lavoratori in forme troppo simili alla schiavitù. Oltre alla paga da fame, non esistono tutele, permessi, concessioni di alcun tipo, solamente duro lavoro e paga oraria molto misera. Si stima che in questo comparto più del 30% dei lavoratori totali sia vittima di questo sistema.

La paga sempre troppo bassa in Hotel e Ristoranti

Il secondo posto va al comparto strutture ricettive, che non accenna a voler cambiare di una virgola vecchie abitudini, per così dire, che considerano camerieri di sala e ai piani, lavapiatti, baristi o facchini alla stessa stregua di lavoratori da sfruttare fino all’osso; molti dipendenti di hotel, campeggi, ristoranti e tutto ciò che riguarda l’ospitalità – riservata solo ai clienti paganti però – lavoratori stagionali o meno non arrivano praticamente mai a superare i 1.000€ al mese, a fronte di giornate lavorative che arrivano anche a più di 14 ore al giorno, e “naturalmente” ore lavorate durante domeniche e festività.

Senza contare che la maggior parte dei contratti è denunciata come “part-time”, mentre le ore effettive raggiungono anche il triplo del dichiarato; e ciò va a incidere su assegnazione di numero di permessi retribuiti, ferie, risarcimenti assicurativi e ovviamente su TFR e accantonamento pensionistico.

Gli Assistenti alla persona e gli Educatori: pagati poco anche loro

Non è da molto tempo che sono cominciate le regolarizzazioni per chi lavora come colf o badante, e anche chi ha la fortuna di un contratto regolare percepisce stipendi inadeguati rispetto alle mansioni che svolge; spesso effettuate in orari notturni, senza un giorno di riposo, ad accudire persone anziane e con gravi handicap motori, e magari senza disdegnare prestazioni per la pulizia della casa e delle commissioni quotidiane. Mancano inoltre tutele e paghe minime su cui fare affidamento.

Anche in questo comparto sarebbero necessari interventi importanti da parte della politica, nonché misure atte a sostenere famiglie impossibilitate ad occuparsi di anziani o malati (magari perché lavorano proprio in quei settori che non concedono determinate “libertà” o flessibilità contrattuali). Per quanto riguarda gli Educatori, stesse condizioni soprattutto se lavorano in cooperative; si stima vi sia almeno un 15% di lavoratori sottopagati anche in questo settore.

Commercio al dettaglio e GDO: offrono pochi contratti e pochi soldi

Chi pensa che lavorare in un bel Supermercato, in un negozio di abbigliamento o in qualsiasi attività di vendita di beni di consumo sia un buon impiego, forse dovrebbe riflettere sulle paghe che – quando sono concesse con contratto regolare e non a prestazioni occasionali durante le festività o di 3 mesi in 3 mesi fino all’impossibile – non sono allineate col lavoro svolto da cassieri, commessi & co.

Anche in questo settore infatti, sono all’ordine del giorno straordinari, turni serali, domeniche e festività sempre timbrate a cartellino, e le buste paghe molto magre e incongrue. E forse è meglio soprassedere sulle pressioni psicologiche che molte dipendenti donne subiscono proprio in questo settore, che tende a negare concessioni per maternità, permessi per esigenze familiari e altri diritti che dovrebbero essere considerati fondamentali e indiscutibili.

L’Immobiliare non paga, così come il settore Amministrativo e persino le Pubbliche Amministrazioni

Ci sono dei comparti in cui davvero non ci si aspettano situazioni di disagio economico, o comunque di paghe inadeguate; insieme ai lavori che nessuno vuole – giustamente – fare, ne esistono altri che sono anche ambiti ma che poi, nei fatti, non pagano. Ed è proprio il caso di dirlo. Prendiamo ad esempio segretarie, agenti immobiliari e persino dipendenti pubblici, questi ultimi quindi con “lo stipendio sicuro”, che sarà anche sicuro ma certamente non in linea con il fabbisogno mensile; non vanno dimenticati infatti i costi sempre in aumento di bollette, affitti, benzina, trasporti e generi alimentari, per citare i principali. Prima di arrivare al “traguardo” di una paga (bassa), inoltre, molti lavoratori trascorrono negli studi professionali o nelle agenzie anni tra tirocini, stage, ore di lavoro formative e contratti co.co.co