Le famiglie delle vittime del Covid chiedono giustizia per i propri cari e sono pronti a far battaglia contro le istituzioni.

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È trascorso ormai più di un anno da quando il Covid è entrato prepotentemente nelle nostre esistenze, portando con sé delle ripercussioni negative sia dal punto di vista economico che sociale. Un periodo storico particolarmente complicato, che vede aumentare le incertezze degli italiani, con ben 6 milioni che “hanno paura di tutto”. A partire dai contagi, fino ad arrivare alla perdita d numerosi posti di lavoro, sono tante le variabili con cui ci si ritrova a dover fare i conti.

Proprio in questo contesto ci si accinge ad assistere, il prossimo 8 luglio, all’inizio del processo civile a Roma contro Regione Lombardia, Ministero della Salute e Governo. Un processo scaturito dalle denunce dei famigliari di alcune vittime, che chiedono giustizia per i propri cari morti per Covid. Quasi 2500 pagine di accuse allo Stato, volte a far luce sulle effettive responsabilità di quanto accaduto nel corso degli ultimi mesi.

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Covid, parenti delle vittime chiedono giustizia: processo civile contro Stato e Regione

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Mascherine chirurgiche (Fonte foto: web)

Giovedì 8 luglio prenderà il via il processo civile a Roma contro Regione Lombardia, Ministero della Salute e Governo. Questo avrà luogo in seguito alle denunce a Bergamo di 500 persone che chiedono giustizia per i propri cari morti per Covid. Ben 466 sono le pagine dell’atto di citazione depositato al Tribunale in vista dell’udienza. I parenti delle vittime chiedono giustizia e di condannare le istituzioni citate a un risarcimento per i danni non patrimoniali subiti pari a circa 100 milioni di euro.

L’atto è firmato dagli avvocati Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Piero Pasini, Giovanni Benedetto e Luca Berni. Così come si evince dall’Agi, riguarda, in particolar modo la gestione della crisi sanitaria dopo maggio del 2020. Secondo i legali, infatti, Governo e Regione non avrebbero contribuito a migliorare la situazione nonostante fossero a conoscenza dell'”assoluta inesistenza di un piano pandemico“. Sarebbero ben 2099 le pagine di documenti allegati, con cui i legali vogliono dimostrare la presenza di “atti commissivi e omissivi in violazione della legge e delle disposizioni nazionali e sovranazionali“.

Sotto la lente d’ingrandimento dei legali delle famiglie delle vittime, ad esempio, i verbali della task force. Da quest’ultimi, a loro avviso, è possibile evincere le responsabilità di chi ha governato. Anche perché “l’Italia non era dotata nemmeno degli strumenti minimi che potessero essere immediatamente attivati in vista del rischio emergenziale proprio perché nulla era stato fatto nel corso degli anni per preparare il sistema, soprattutto sanitario, ma anche economico e finanziario“.

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Ma non solo, sotto accusa anche il fatto di aver bloccato solo i voli diretti dalla Cina. Questo pur sapendo che molti viaggiatori riuscivano a raggiungere il nostro Paese semplicemente facendo scalo altrove. Sempre nell’atto di citazione, inoltre, si attribuisce alle istituzioni la responsabilità di non aver istituito “immediatamente” la zona rossa nei comuni bergamaschi nuovi focolai. Decisioni prese troppo tardi, secondo l’accusa, che dedica l’ultima parte dell’atto al ricordo delle vittime, con i racconti dei parenti che ora chiedono giustizia.