Misura volta a sostenere le famiglie in difficoltà, il Reddito di cittadinanza porta spesso a dover fare i conti con una scomoda verità. 

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A causa dell’impatto del Covid ci siamo ritrovati a cambiare molte nostre abitudini, al fine di contrastare la diffusione del virus. Restrizioni che hanno portato con loro delle gravi ripercussioni, soprattutto per quelle famiglie alle prese con una grave crisi economica. Molte attività, purtroppo, hanno dovuto abbassare le serrande, costringendo molte persone a dover fare continuamente i conti in tasca prima di comprare qualcosa.

Non stupisce, quindi, che sempre più persone si siano ritrovate nel corso dell’ultimo anno a fare richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza. Introdotto dal Governo Conte e riconfermato dall’esecutivo a guida Draghi, lo scopo di tale sussidio è quello di offrire un aiuto alle famiglie in difficoltà. Molti sono i nuclei famigliari che possono contare su questo aiuto economico. Dall’altro canto, purtroppo, ci si ritrova spesso a dover fare i conti con una scomoda verità. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Reddito di cittadinanza, la scomoda verità: funziona davvero?

Il reddito di cittadinanza si presenta come un sussidio riconosciuto alle famiglie maggiormente in difficoltà economica, purché in possesso di determinati requisiti di reddito e patrimoniali. Una forma di aiuto che ha portato con sé, fin dalla sua introduzione, molte discussioni. Questo soprattutto per il fatto che c’è ancora molto da lavorare sul fronte dei posti di lavoro. Proprio per questo motivo si prospettano degli importanti cambiamenti in merito.

A tal proposito è bene dare un’occhiata ai numeri al momento disponibili. Come si evince dai dati Istat, infatti, il reddito di cittadinanza ha contribuito a sostenere una fascia di popolazione gravemente colpita dalla crisi provocata dall’impatto del Covid sull’economia. Nonostante circa 3 milioni di persone stiano beneficiando di tale sussidio, però, nel 2020 sono aumentate le famiglie in condizioni di povertà assoluta. Si è passati, purtroppo, da 4,6 a 5,6 milioni di poveri.

Una situazione che non passa di certo inosservata e che evidenza come tale sussidio non sia riuscito ad abolire la povertà, così come auspicato dal Movimento 5 Stelle. Numerosi, in effetti, sono i problemi riscontrati in tal senso. Ne sono un chiaro esempio i posti di lavoro effettivamente trovati, molto al di sotto delle aspettative. Da non trascurare, poi, la questione dei cosiddetti furbetti del reddito di cittadinanza. Ovvero coloro che riescono ad accedere a tale beneficio, pur non avendone diritto. Tra questi si annoverano stranieri non in regola, evasori, criminali e soggetti appartenenti ad associazioni di stampo mafioso.

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Considerando che l’erogazione del reddito di cittadinanza rappresenta una spesa pubblica che si aggira attorno agli 8 miliardi l’anno, è fondamentale adottare appositi interventi, volti a fronteggiare la situazione. Ne sono una chiara dimostrazione i dati di un recente rapporto della Caritas, in base ai quali grazie al reddito di cittadinanza il 57% dei percettori ha superato la soglia di povertà assoluta. Soltanto il 44% delle famiglie indigenti percepisce il sussidio. A questi bisogna aggiungere un 36% di beneficiari che riceve l’aiuto pur non vivendo in una condizione di povertà assoluta.