Smartworking, dal 1° settembre rimarrà un ricordo: cosa devono sapere i lavoratori

Cambiano le regole dello smartworking. Dal 1° settembre si tornerà alla normativa pre-Covid con qualche modifica. Cosa comporterà per i lavoratori?

Si torna dalle vacanze con una novità poco gradita a tanti lavoratori. Lo smartworking farà un viaggio indietro nel tempo.

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Adobe Stock

Comodo alzarsi più tardi, non passare ore nel traffico, poter fare una pausa caffè in qualsiasi momento e non dover scegliere un outfit diverso ogni giorno. Questo è lo smartworking, questa è la vita di molti lavoratori dall’inizio della pandemia da Covid 19. Ben presto, però, tutto questo potrebbe finire. Dal 1° settembre, infatti, la normativa pre-Covid sarà nuovamente protagonista seppur con qualche piccolo accorgimento. Il Ministero del Lavoro lo ha confermato in queste ore e ha spiegato cosa cambierà per i dipendenti in smartworking tra una settimana.

Smartworking, storia breve ma intensa

L’abitudine allo smartworking dovrà presto essere abbandonata dai lavoratori. Il lavoro da casa tramite computer è stato molto utile durante la pandemia. Ha impedito affollamenti, incontri in ufficio, ha rallentato il traffico e limitato l’impennata della curva dei contagi. Ora il Covid ha lasciato il posto all’Omicron 5, variante più contagiosa ma meno letale e con meno rischio di ospedalizzazione. Le restrizioni sono cadute, la vita sociale è ricominciata e secondo il Consiglio dei Ministri è tempo di ritornare in ufficio.

Nessuna proroga al lavoro agile per i lavoratori fragili né per i genitori di figli under 14, misura scaduta all’inizio del mese di agosto. Fino al 31 rimarranno invece attive le norme che permettono al datore di lavoro di ricorrere allo smartworking unilateralmente. Dal 1° settembre il lavoro a casa sarà possibile solo in caso di accordo individuale tra azienda e dipendente. Un ritorno, dunque, alla normativa pre-Covid tranne che per un dettaglio.

La novità introdotta dal Decreto Semplificazioni

Rispetto alla normativa prima della pandemia, le nuove direttive prevedono una modifica come stabilito dal DL Semplificazioni. Il datore di lavoro continua ad avere la possibilità di comunicare solamente gli estremi dei dipendenti che lavorano in smartworking. Non è necessario, dunque, inoltrare la copia di ogni accordo individuale. L’invio dei dati in modo massivo permetterà di risparmiare tempo e di ridurre l’impegno. Il modulo per la trasmissione dei dati si può scaricare tramite Decreto ministeriale.

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In conclusione, la pandemia non ha comportato uno sviluppo del lavoro agile. L’Italia rimane indietro rispetto ad altre nazioni europee. La percentuale di diffusione è ferma al 13% contro il 20% medio degli altri Paesi. Inoltre, mentre tutte le nazioni accelerano verso lo smartworking intensivo, la nostra penisola tira il freno a mano.