Carburante, c’è una città in Italia dove la benzina non è mai aumentata: come raggiungerla

Una città italiana sfugge ai rincari sul carburante e attira automobilisti dai paesi vicini. Merito di una legge del Regno d’Italia che depenna Iva e accise.

 

In teoria, in un’epoca come la nostra, non ci sarebbe poi da stupirsi tanto quando ci si trova di fronte a qualche paradosso. Ne esistono alcuni che, però, lasciano quanto da pensare.

Carburante legge 1910
Foto © AdobeStock

Specie quando riguardano il tessuto normativo, notoriamente tutt’altro che semplice da analizzare e da comprendere. Anche nel momento in cui leggi e cavilli, in teoria, dovrebbero agire in nostro aiuto. Figurarsi che, ora come ora, con la crisi di Governo in atto c’è il serio rischio che persino i punti base dell’agenda finiscano per essere prorogati a data da destinarsi. Brutto affare per gli italiani, che attendevano un decreto (che in effetti la sua fiducia l’ha incassata) in grado di fornire degli adeguati strumenti per superare l’onda anomala della crisi. In primis, l’agognato taglio dei prezzi sul carburante, da inquadrare nel triste elenco dei prodotti rincarati, anche con una piccola percentuale di riduzione dovuta alla scorciata alle accise che dovrebbe durare fino al mese di agosto.

A proposito di carburante, però, per quanto possa sembrare incredibile, proprio in Italia esiste qualcuno che, sulle insegne luminose delle aree di servizio, ha visto tutto tranne che i prezzi gonfiati dalla crisi energetica. Anzi, mentre il resto del Paese si scagliava contro i rincari generalizzati, puntando il dito soprattutto contro benzina e diesel sempre più prossimi (o anche oltre) i 2 euro, in una rinomata località sciistica alpina le cose stavano decisamente meglio. Un’enclave del risparmio che il sito Affariitaliani.it ha individuato nientemeno che a Livigno, nella provincia lombarda di Sondrio. Un luogo che, almeno da questo punto di vista, si è risparmiato parte del problema.

Livigno, niente rincari sul carburante: interviene una legge di oltre un secolo fa

Nessun merito particolare, né chissà quale strategia di gestione del territorio. Semplicemente, Livigno si sarebbe ritrovata a fare i conti con i risvolti fortunati di una vecchia e immutata normativa che, parola di benzinai, ha consentito al gasolio di non superare 1,5 euro al litro e alla benzina quota 1,6. Niente gpl, perché non tutti ce l’hanno. La prima e più scontata conseguenza può essere immaginata: la voce si è sparsa in fretta e gli abitanti delle cittadine vicine hanno fatto a gara per rifornirsi nel comune limitrofo, beneficiando di un prezzo praticamente irrisorio se paragonato a quello pagato dal resto degli italiani. La spiegazione di un prezzo così basso è semplice quanto particolare.

Il “merito”, infatti, appartiene a una legge. Una normativa che consente l’esenzione del paese dall’Iva e dalle accise sul carburante. Il che fa già sensazione se si pensa che la legge in questione risale addirittura al 1910, ossia quando esisteva ancora il Regno d’Italia. Una disposizione evidentemente apprezzata tanto da restare in vigore senza essere minimamente modificata, creando una bolla di tutela rispetto all’andamento generale del Paese. Questo perché sia accise che Iva compongono una parte significativa della quota del carburante e lo scarto fra i prezzi di Livigno e quelli del resto delle città italiane mostra fino a che punto. Al momento si parla di un aumento complessivo del costo dell’energia pari al 61% rispetto allo scorso anno. E le stime per l’anno che verrà attribuiscono altre maglie nere.

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