Superbonus addio? Fondi finiti, ecco cosa succede ora

Sui 33,3 miliardi destinati al Superbonus, secondo l’Enea si è già sforato di 400 mila euro solo sui lavori previsti. Una situazione che coinvolge altre agevolazioni.

 

Quale futuro per il Superbonus? Difficile rispondere al momento. Al di là dei problemi atavici riscontrati fin dalla sua istituzione e dagli endorsement contrari ricevuti, sembra sorgere un nuovo problema all’orizzonte.

Superbonus fondi finiti
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Il punto, infatti, è che nonostante tutto ci sarebbero ancora una quantità piuttosto ingente di potenziali fruitori in fila per accedere alle risorse. Il che, al netto delle pianificazioni per i prossimi anni, significherà quasi certamente la rivalutazione e il rifinanziamento dell’agevolazione complessiva. La questione è relativa ai fondi, già esauriti, e alle procedure ritenute ancora troppo lente. Oltre che ai costi, prospettati come ben più alti rispetto al risparmio effettivo. Al momento, la lavoro c’è l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), che sui 33,3 miliardi stanziati fino all’anno 2027 vi sarebbe già un deficit di almeno 400 mila euro. Questo perché sul totale dei lavori presi e quindi promessi, arriverebbe a un costo complessivo di 33,7 miliardi, secondo i dati Enea.

A questo punto subentra la voce del Governo. Se, effettivamente, si deciderà di puntare ancora sul Superbonus, un nuovo finanziamento appare necessario. Altrimenti, l’agevolazione scomparirà ben prima del previsto, almeno con tre anni di anticipo sulla tabella di marcia e anche a fronte di un progressivo riadeguamento delle percentuali di detrazione. Forse, considerando l’opinione data dal  premier in merito (e le pressioni dell’Europa), la priorità non è quella di un nuovo finanziamento. Senza contare che i tempi per la richiesta sono già di per sé estremamente ristretti, ossia fino alla fine del 2022. Un ulteriore problema riguarderebbe i vari bonus correlati presenti, i quali non rendono di facile attuazione il piano di una nuova disposizione di risorse.

Superbonus 110%, a un passo dalla crisi: il piano per evitare la chiusura

Un primo passo per evitare il blackout dell’agevolazione, secondo il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, sarebbe quello di “disboscare” il sottobosco degli ecobonus, che richiedono attualmente circa 6 miliardi di stanziamento ulteriore. Una cifra che potrebbe essere ridotta rimuovendo quei bonus meno funzionali o comunque assorbibili da agevolazioni più grandi. Una questione destinata a far discutere, ben più di quanto non stia già facendo. Il Superbonus, del resto, non è mai stato argomento di unione, così come le altre agevolazioni edilizi e non. Secondo il ministro, la strada della razionalizzazione sarebbe la più saggia, anche per evitare un possibile aumento della tassazione. Ipotesi che, chiaramente, andrebbe a creare un corto circuito nel filo diretto con i fruitori.

Difficile immaginare un nuovo scostamento di bilancio, soluzione alla quale non vorrebbe ricorrere nemmeno il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Anche per via dei 113 miliardi già impiegati per il triennio 2020-2022. Stando così le cose, il futuro del Superbonus 110% sarebbe segnato, a meno che non si riesca a districarsi nella giungla dei sotto-bonus. Perché di agevolazioni attive ce ne sono ancora decine, da quelli a sostegno diretto delle famiglie a quelli disposti per incentivare la transizione ecologica. Al momento, il sentore è che toccherà valutare una rinuncia secondo la logica del male minore. E chissà che il sacrificato eccellente non possa essere proprio il Superbonus.