La misura degli Assegni familiari può essere riconosciuta anche a chi percepisce una pensione di reversibilità. Ma c’è un requisito indispensabile.

Assegni familiari soli
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Assegni familiari anche se si è da soli. No, non è un controsenso ma una precisa deroga della misura di sostegno ai nuclei familiari decisa dall’Inps che, a quanto pare, può essere richiesto (in situazioni particolari) anche da persone sole. C’è da capire, però, come funzionerà il tutto con l’introduzione dell’Assegno unico, ovvero se tale misura sarà accorpata nella declinazione degli Anf nell’unica soluzione ora in vigore in modo temporaneo, oppure se verrà mantenuta la politica attuale. Anche perché, come detto, la casistica è piuttosto ristretta e richiede una particolare condizione.

Ad esempio, chi percepisce la pensione di reversibilità può figurare fra i destinatari degli Assegni familiari, a patto che risulti anche in condizione di inabilità. In pratica, dovrà poter dimostrare di non riuscire a sostenersi (per ragioni psico-fisiche) tramite un reddito da lavoro. Uno status che, chiaramente, dovrà essere riconosciuto e supportato da apposita documentazione. Accanto a tale requisito, dovrà essere tenuta in considerazione la soglia reddituale che consente l’accesso al trattamento.

Assegni familiari quando si è soli: come richiederli

In pratica, usufruire degli Assegni familiari quando si è ormai da soli all’interno del proprio nucleo familiare per ragioni di vedovanza, può essere una faccenda complessa. L’inabilità, infatti, si pone come requisito imprescindibile, accanto a quello relativo al reddito. Il quale, per l’appunto, non dovrà essere superiore alla soglia dei 32.148,87 euro lordi. Il punto è che, anche nel momento in cui i requisiti vengono soddisfatti, non tutti i potenziali beneficiari sono al corrente di questa possibilità. La quale, per inciso, potrebbe consentire l’accesso a un trattamento importante per il sostegno al proprio reddito. Al momento, tra l’altro, è anche possibile chiedere gli arretrati fino a 5 anni.

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Un dettaglio non trascurabile, riguarda la suddivisione delle quote. Ovvero, quanto spetterebbe a ciascun contribuente rientrante nella categoria dei beneficiari in base al proprio reddito. Ad esempio, con un reddito fino a 28.659,42 euro, si possono ottenere assegni da 52,91 euro al mese, pari a 634 euro l’anno. Per redditi compresi fra 28.659,43 e 32.148,87 euro, invece, si andrà su un assegno mensile da 19,59 euro. Per quanto riguarda le domande, il tutto dovrà passare tramite Inps: la richiesta potrà essere presentata da chi percepisce una pensione di reversibilità e abbia riconosciuta l’inabilità al lavoro. Ovvero, un’invalidità totale e permanente, tale da non permettere lo svolgimento di un’attività lavorativa nella misura del 100%. Rientrano nella categoria anche coloro impossibilitati alla deambulazione e con necessità di un’assistenza continua, oltre agli over 65 invalidi al 100%. Tutto documentabile naturalmente.