Sequestrati pomodori della nota ditta italiana, per più di quattromila tonnellate, l’amministratore unico dice la sua

Pomodori (Fonte foto: web)

I Carabinieri del nucleo per la Tutela agroalimentare hanno portato a termine il sequestro di ben 4.400 tonnellate di pomodoro appartenenti all’azienda italiana, Petti. In questo caso, non si parla di prodotti pericolosi, come quelli tolti dal mercato in tempo, pochissimi giorni fa. La merce, pronta per essere venduta però, avrebbe costituito una vera e propria truffa per i consumatori.

Al centro dell’indagine, le etichette della nota marca di passate italiana, che ne certificavano la provenienza al 100%, proprio del Paese in cui vendevano principalmente, l’Italia appunto. Ebbene, sembra che invece qualcosa non quadri per i militari che ora continuano ad indagare.

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Sequestrati chili di pomodori, ma Petti non è d’accordo

Secondo le etichette e lo stesso sito dell’azienda, i pomodori verrebbero coltivati solo nella Val di Cornia, nella Val di Chiana, in Maremma e nelle campagne senesi. Quindi venduti come prodotti a km0. L’indagine è invece scattata dalla Procura di Livorno per la veridicità di questo modo di vendere il prodotto. Per ora all’azienda sono stati imposti i sigilli, oltre al sequestro di 4.400 tonnellate di conserve.

Non un periodo fortunato per i prodotti italiani, visto il ritiro dal mercato di un mese fa, di tantissimi lotti di vino che sarebbero potuti diventare pericolosi. In quel caso però, l’azienda non aveva colpe, mentre a quanto pare la Petti metterebbe in scena da anni, una vera e propria truffa. Il 4 maggio tuttavia, i 130 dipendenti dell’azienda potranno tornare a lavorare, grazie ad un accordo della stessa, con le forze dell’ordine.

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Resta da risolvere quella che per la Procura è, da parte dei Petti: sistematica produzione e commercializzazione fraudolenta di conserve di pomodoro falsamente etichettate come pomodoro italiano – o toscano – al 100%, destinate poi alla grande distribuzione”. A parlare a nome dell’azienda, Pasquale Petti, amministratore unico. Petti, dichiara che i prodotti attenzionati sono: non imbottigliati a marchio Petti”, bensì prodotti destinati alla vendita per terzi e non al territorio nazionale. Quanto c’è di vero lo deciderà la Procura che continuerà le indagini sul caso.