Cifre astronomiche, crisi pandemica superata in scioltezza e boom economico in meno di quarant’anni: è la Icbc, banca cinese e gigante mondiale.

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E’ una di quelle domande che, magari una volta ogni tanto, capita di porsi: chi possiede la banca più grande del mondo? La risposta c’è ma, forse, non è quella che si aspetterebbe. Perché quando si parla di soldi e circolazione di denaro, il pensare comune vola ai grattacieli americani, immaginando magari un Rockefeller o un Hearst proprietari di un mastodontico istituto di credito. Niente di tutto questo. Imprenditoria e attività bancaria non sempre è qualcosa che fa rima. Anzi, spesso i grandi businessman indirizzano i loro interessi verso campi più dinamici, come l’editoria, l’edilizia o il greggio.

Ma se si pensa che sia valida l’immagine di una banca austera, con pavimenti in marmo e “pile di denaro freddo”, tanto per richiamare il Mr. Banks di Mary Poppins, si è fuori strada. Oggi le banche viaggiano anche e soprattutto sul web e l’home banking diventerà, se non lo è già diventato, il volano principale per connettere banca e cliente. Un rapporto meno diretto ma forse più vicino, più immediato, in un certo senso anche meno “reverenziale”. Non sorprende che la risposta al quesito iniziale arrivi da Est. Dalla Cina per la precisione. O meglio, dalla Industrial and Commercial Bank of China, la Icbc.

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Il ruggito del Dragone: il must della Icbc, la banca top della Cina

Se si voleva un nome eccolo qui. Il non plus ultra delle banche mondiale è, al momento, questo colosso cinese. Il maggiore sia per patrimonio che per profitto. La sede maggiore è nel Distretto di Xicheng, a Pechino, ma la diffusione è praticamente in ogni parte del mondo, anche in Italia. Per avere un’idea di cosa si stia parlando, basti pensare che la Icbc gode di un patrimonio pari a 3,473.09 miliardi di dollari, con 490 milioni di clienti al dettaglio e ben 5,320 mila clienti aziendali. Ovvero cifre pazzesche, difficilmente quantificabili tanta è la portata dei numeri.

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Se si crede si tratti di una banca storica si è ancora una volta fuori strada. Niente fondazioni medievali o radicazioni ancestrali sul territorio. La banca, come del resto lo sviluppo del Paese, è arrivata molto di recente: fondazione nel 1984 e crescita proporzionale a quella dell’economia del Dragone. Addirittura due quotazioni in Borsa: a Shanghai e a Hong Kong, ormai da oltre un decennio. E un altro punto a favore è che, nonostante il periodo di crisi pandemica sia iniziato proprio in Cina, la Icbc ha superato agevolmente il momento nero, risultando un approdo sicuro anche per gli investitori. Anche qui parlano i numeri: nel 2020 +1,2% di utile, per 315 miliardi di Yuan e 40 miliardi di euro.