Pensioni tra 500 e 2.692 euro, qual è l’aumento netto degli ultimi tre mesi 2022

Quali sono gli aumenti in busta paga per le pensioni di importo compreso tra 500 e 2.692 euro previsti con la rivalutazione anticipata. 

Dallo scorso primo ottobre è scattata la rivalutazione anticipata delle pensioni. Il tasso applicato è del 2%. Come si è tradotto in cifre?

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Il Decreto Aiuti Bis ha previsto l’anticipo del meccanismo di perequazione che solitamente scatta all’inizio di un nuovo anno. A causa dell’inflazione e dei costi in costante crescita, il Governo Draghi ha pensato di aiutare la popolazione aumentando stipendi e pensioni utilizzando rispettivamente il taglio del cuneo fiscale e la rivalutazione anticipata. Il tasso applicato per la perequazione, però, è solamente parziale a causa delle casse ristrette dello Stato. Gli incrementi, dunque, si sono attestati sul 2% più uno 0,2% di conguaglio determinato dalla differenza tra inflazione attesa e inflazione reale a gennaio 2022 (1,9% invece dell’1,7%). Le pensioni coinvolte sono quelle di importo compreso tra 524,34 euro e 2.692 euro.

Pensioni dai 500 euro in poi, a quanto ammonta l’incremento

Condizione necessaria per rientrare tra i beneficiari della perequazione anticipata è avere avuto un reddito nel 2021 inferiore a 35 mila euro. Parliamo, dunque, dei pensionati che percepiscono al massimo un assegno pensionistico mensile di 2.692 euro. Il 2% di questi importi è, naturalmente, poco rispetto all’inflazione dilagante (ha raggiunto un tasso dell’8,9%). I veri incrementi si noteranno maggiormente da gennaio 2023 in poi, quando la rivalutazione sarà totale (circa il 7/8%). Per ora i pensionati dovranno accontentarsi di aumenti dai 10 ai 50 euro al massimo in base al reddito percepito.

Per i trattamenti minimi gli aumenti sono di 10 euro al mese fino a dicembre mentre chi percepisce 600 euro noterà 12 euro in più per un ammontare complessivo di 36 euro in tre mesi. Salgono a 20 euro gli aumenti su un assegno da 1.000 euro e a 26 euro per una pensione di 1.300 euro.

I calcolo continuano

I pensionati che ricevono 1.600 euro noteranno un incremento di 32 euro per tre mesi per un totale di 96 euro. Gli aumenti salgono a 34 euro per una pensione di 1.700 euro fino ad arrivare a 53 euro circa per un assegno di 2.692 euro. Alle somme citate occorrerà aggiungere, poi, lo 0,2% del conguaglio. Si tratta di pochi euro che poco contribuiranno nella lotta contro l’inflazione. Per far comprendere l’ammontare basta appurare che su una pensione di 800 euro il conguaglio annuo sarà di 21 euro (1,75 euro al mese) e di 32 euro per un assegno di 1.200 euro (2,6 euro al mese).

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Oltra a constatare l’irrilevanza degli incrementi rispetto ai reali bisogni dei cittadini è facile rilevare un’incongruenza. Gli aumenti maggiori spettano a chi ha già pensioni più alte. Questo è il meccanismo della perequazione e i pensionati dovranno solo attendere gennaio per importi leggermente più interessanti.