L’emergenza sanitaria sta colpendo il mondo del lavoro soprattutto quello del lavoro femminile, dei giovani e lavoratori del Sud.

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Il numero di lavoratrici è diminuito di 470mila unità nel primo trimestre di questo 2020. A confermarlo sono i dati presentati questa mattina dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla manovra presso le Commissioni bilanci di Camera e Senato.

Il tasso di lavoro femminile (ossia la quota di donne che lavorano sul totale di quelle in età lavorativa) si ferma al 48,4% a fronte del 66,6% degli uomini.

Un dato che pone l‘Italia al penultimo posto in Europa davanti alla sola Grecia. “I dati sull’occupazione femminile in Italia permangono preoccupanti nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore di quello maschile, commentato Blangiardo.

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Istat, calo del lavoro femminile: i settori più colpiti

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Dai dati Istat emerge che ci sono delle posizioni lavorative meno tutelate.

Esaminando i settori oltre la metà del calo occupazionale ha riguardato professioni come:

  • le attivitità nei servizi e nel commercio, che ha visto un calo del -10,2% rispetto allo stesso periodo del 2019;
  • in forte diminuzione anche gli impieghi non qualificati, che hanno visto un calo del -5,7% rispetto allo stesso periodo del 2019
  • un sospiro di sollievo possono farlo le professioni impiegatizie, quelle qualificate e, soprattutto, le professioni operaie hanno registrato cali inferiori alla media.

Tra le figure professionali più colpite durante questa emergenza sanitaria troviamo: camerieri, baristi, cuochi, commessi ed esercenti delle vendite al minuto, collaboratori domestici e badanti.

Tra le poche professioni in crescita, durante questa pandemia, si segnalano invece i tecnici programmatori o elettronici e gli addetti alle consegne.

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