Nel confronti con il resto d’Europa, il nostro Paese sembra posizionato ai posti più bassi. Qual è lo stipendio medio in Italia? Facciamo chiarezza su tutti gli aspetti. Andiamo a capire quali sono i lavori meglio retribuiti al momento.

Stipendio
Stipendio (Adobe)

In più occasioni l’organismo Eurostat – l’Ufficio Statistico che fa capo all’Unione Europea – ha pubblicato i dati inerenti allo stipendio medio in Italia, che sono risultati tra i più bassi della UE. A livello di conteggio orario, il Bel Paese si attesta sui 12,5€ contro i 13,2€ del resto d’Europa. Queste medie, sono da interpretare considerando un insieme di fattori, tra i quali la crisi c’entra solo parzialment. Prima di tutto, la struttura produttiva italiana in cui le piccole imprese occupano la maggioranza del comparto, paga bassi salari perché lo stipendio aumenta in base al crescere della produttività stessa. C’è anche da valutare il fatto che nell’economia italiana pesa l’evasione fiscale. Non è inusuale infatti che una parte dello stipendio venga erogata “a nero” e di conseguenza le medie calcolate dagli organi preposti non rispecchiano la realtà.

Un’ultima considerazione – ma altrettanto importante – è che i salari d’ingresso, ovvero quelli previsti per i più giovani, sono più bassi degli altri Paesi e anche nell’andamento seniority nel tempo siamo indietro rispetto alle medie europee. In sostanza, un lavoratore italiano parte troppo spesso da livelli più bassi e fa fatica ad evolvere e ad accrescere il suo status. Il classico esempio è quello di un neolaureato dottore di ricerca che “fugge” all’estero. La paga per lo stesso lavoro è mediamente maggiore di 500€ in più nei paesi al di fuori dell’Italia, laddove per aumentare di 500€ la busta paga nel nostro paese servono decine di anni di lavoro. Si tratta di un gap che, nonostante anni di analisi e di appelli emanati dai vari organi di competenza, non si è ancora riusciti a colmare.

Stipendio medio in Italia: ecco quanto si guadagna davvero

La busta paga netta di un lavoratore risulta bassa anche a causa delle trattenute effettuate dallo Stato. Prendendo ad esempio una paga lorda di 1.866,99€, una volta tolte le tasse il totale netto si abbassa a 1.417,00€. La pressione fiscale negli ultimi anni ha visto solamente rialzi: nel 2020 (dati ISTAT) era al 42,8% con un +0,8% rispetto all’anno precedente. Tutto ciò pesa soprattutto per un lavoratore dipendente. Inoltre leggere una busta paga non è nemmeno un compito facile e chi vuole ottenere informazioni su cosa effettivamente va a pagare si trova di fronte a voci incomprensibili.

Gli ultimi studi pubblicati da portali come Infojobs, infine, tanto per citarne uno tra i più conosciuti, ci rivelano che nel 2019 la retribuzione media lorda in Italia era di 29.235€. Cifre che sono in ribasso rispetto ai 29.601€ del 2018, e che la pandemia da Covid ha dato un’ulteriore mazzata agli stipendi del 2020. Il PIL, secondo le stime della Commissione Europea, ha subito una brusca discesa pari al 9,9%.

L’ISTAT però ci rassicura. Sfecondo uno degli ultimi rapporti, “La retribuzione oraria media, rispetto al secondo trimestre del 2020, è cresciuta dello 0,6%. In aumento anche l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie: dello 0,2% rispetto a maggio 2021 e dello 0,6% rispetto a giugno 2020. In particolare, l’aumento tendenziale è stato dell’1,2% per i dipendenti dell’industria, dello 0,7% per quelli dei servizi privati ed è stato nullo per quelli della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono quelli del legno, carta e stampa (+2,3%), dell’energia elettrica e gas (+2,2%), del credito e assicurazioni (+2,0%). L’incremento è invece nullo per il settore alimentare, per quello del tessile, dell’abbigliamento e della lavorazione pelli, delle industrie chimiche, del commercio, delle farmacie private e della pubblica amministrazione.”

I settori dove si guadagna di più in Italia

Confrontando i dati ISTAT e le retribuzioni medie italiane, si può certificare che le buste paghe più alte appartengono al settore finanziario, con una media di 41.800€ annui. Nel comparto dell’industria siamo intorno ai 30-31.000€, a seguire il commercio con 28.500€, i servizi con 27.900€, l’edilizia con 26.490€ e infine l’agricoltura con poco più di 23.000€.

Guadagna di più un medico o un meccanico? La risposta non è scontata

Lo stipendio in busta paga è il risultato finale di una serie di fattori anche molto diversi tra loro. Comprendono tasse regionali e statali, mansione, anzianità, ma anche specializzazioni, età e livelli di carriera. Prendendo ad esempio la vita lavorativa di un medico e di un meccanico. Analizziamo le medie retributive per entrambi. Si può arrivare a delle conclusione davvero interessanti.

I guadagni di un meccanico che inizia a lavorare da giovanissimo

Mettiamo il caso che un meccanico cominci a lavorare a 19-20 anni, ovvero subito dopo la fine degli studi superiori. Dopo qualche stage formativo e un po’ di gavetta, arriva a prendere una paga di circa 1.200€ mensili netti. Dopo 4 o 5 anni ha maturato molta più esperienza e può arrivare a prendere anche 1.600€ al mese. All’età di 29 anni e con un bagaglio decennale di formazione che può essere definita completa, il meccanico può anche avviare un’attività in proprio e veder schizzare in alto i suoi compensi. Oppure può trovare lavoro come subordinato e arrivare a guadagnare anche 2.000€ al mese. Avendo iniziato a lavorare molto giovane, il meccanico può aver messo da parte un bel po’ di risparmi. Può pensare di costruirsi una una famiglia e una vita più che soddisfacente.

I guadagni di un medico: la differenza è dopo i 30 anni di età

Analizzando una figura diversa come quella di un medico di base e comparandola alla vita lavorativa del meccanico, emergono subito importanti differenze. Innanzitutto il medico, per ovvi motivi legati al tipo di studio più complesso, non potrà iniziare a lavorare così giovane ma dovrà attendere l’abilitazione alla professione di medico. In Italia solitamente arriva dopo 10 anni di duro studio. Si parte con 6 anni di esperienza all’Università di Medicina Generale, per poi proseguire con 3 anni di specializzazione – in cui si può percepire uno stipendio base di 2-3000€ al mese. Infine c’è un anno per superare l’esame con conseguente iscrizione all’Albo dei Medici. Siamo dunque già ad un’età media di 30 anni e uno stipendio, in pratica, simile a quello del meccanico. Il meccanico, però, nel frattempo ha avuto la possibilità, ipoteticamente, di risparmiare e mettere su un “gruzzoletto” per il suo futuro. Dopo i 30 anni, il medico di base può arrivare a guadagnare anche 4.600€ al mese, secondo le medie nazionali. Cifre che aumenteranno fino ad arrivare a 5.000€ e più al mese. Ci sono da considerare però gli anni di sacrifici dedicati allo studio. A differenza di un meccanico che ha iniziato molto giovane, un medico di base deve aspettare più tempo per mettere su famiglia o per investire denaro.

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Non sempre il lavoro di prestigio è più vantaggioso

A fine carriera il medico guadagna indiscutibilmente di più. Il giovane meccanico, però, se è stato intraprendente e oculato, potrà godersi una vecchiaia serena economicamente. Anche avendo fatto uno di quei lavori che non vengono considerati “di prestigio”. Le variabili sono davvero molte. Questo piccolo esempio pone uno spunto di riflessione sul sistema lavorativo in Italia. Il benessere non sia solamente una questione di stipendio finale. Dipende molto da possibilità e stili di vita che possono far sembrare paradossale la differenza in busta paga di due figure professionali completamente diverse.