Brutte notizie per molti lavoratori che rischiano, con la prossima riforma delle pensioni, di dover fare i conti con una vera e propria stangata. 

Pensione data di nascita
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Bollette, alimentazione e abbigliamento sono solo alcune delle spese con cui ci ritroviamo a dover fare i conti. Tante, in effetti, sono le volte in cui dobbiamo mettere mano al portafoglio. Proprio per questo motivo si rivela necessario attingere a quella fonte di reddito che in genere proviene dal lavoro prima e dalla pensione poi. A tal proposito, come risaputo, per accedere al trattamento pensionistico bisogna innanzitutto aver maturato determinati requisiti.

Quest’ultimi sia dal punto di vista anagrafico che contributivo. Non sempre, però, le cose vanno come sperato. Lo sanno bene i lavoratori nati un determinato anno che rischiano, con la prossima riforma delle pensioni, di dover fare i conti con una vera e propria stangata. Quest’ultima derivante dal fatto che per molti la pensione rischia di diventare un vero e proprio miraggio. Ma per quale motivo? Entriamo nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

Pensione, occhio all’anno di nascita: per chi l’assegno diventa un miraggio

L’esecutivo a guida Draghi è al lavoro per mettere a punto la prossima riforma delle pensioni, che dovrebbe portare con sé delle importanti novità. Tra queste una vera e propria stangata per molti lavoratori, derivante dal fatto che la pensione rischia di diventare un vero e proprio miraggio. Il prossimo 31 dicembre, come noto, scadrà quota 100 e per questo motivo iniziano ad aprirsi diverse discussioni in merito a quando coloro che sono nati nel 1960 potranno accedere al trattamento pensionistico.

Entrando nei dettagli, come sottolineato da Il Giornale, se passasse Quota 104 mobile, i lavoratori in questione potranno lasciare il lavoro nel 2024, ovvero a 64 anni di età, purché abbiano maturato 40 anni di contributi. Ma non solo, vi è anche il rischio di dover aspettare il raggiungimento dei 67 anni, con contributi, a seconda del fatto che sia una donna o un uomo, pari a 41 o 42 anni e 10 mesi di attività. In base alle ipotesi al momento in ballo, quindi, i più penalizzati sarebbero i lavoratori nati nel 1960, che sembrano destinati ad attendere ancora un po’ di tempo prima di poter andare in pensione.

Migliore invece la situazione per i lavoratori nati il 1958, che potrebbero accedere al trattamento pensionistico nel 2022 con 64 anni di età e 38 di contributi grazie a Quota 102. Coloro nati nel 1959, invece, dovrebbero attendere il 2023, al raggiungimento dei 64 anni di età e 39 di contributi grazie a Quota 103. In base alle ultime indiscrezioni, inoltre, sembra che il governo sia pronto a confermare, almeno per un altro anno, l’Ape sociale e Opzione donna.

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Due ulteriori misure che hanno ottenuto un buon riscontro nell’ultimo periodo e che potrebbero permettere a molti lavoratori di poter uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Al momento comunque, come già detto, si tratta solo di ipotesi. Non resta quindi che attendere e vedere quali decisioni verranno prese in merito dall’esecutivo e per chi, purtroppo, la pensione diventerà un miraggio.