Il prossimo 31 dicembre si assisterà quasi sicuramente all’addio di quota 100 e sono in molti a chiedersi quali saranno le decisioni del governo in vista della prossima riforma delle pensioni. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Il lavoro nobilita l’uomo, ma allo stesso tempo si rivela essere spesso fonte di preoccupazione per via dei vari impegni e scadenze con cui ci si ritrova a dover fare i conti. Proprio per questo motivo sono in tanti a non vedere l’ora di maturare i requisiti necessari per accedere alla pensione, in modo tale da potersi finalmente dedicare alle proprie passioni. Proprio in questo contesto desta particolare interesse la riforma delle pensioni che dovrebbe essere attuata nel corso dei prossimi mesi dal governo a guida Draghi.

Il prossimo 31 dicembre 2021, infatti, terminerà il triennio di sperimentazione di quota 100 e sono in molti a chiedersi quale le nuove misure che verranno messe a disposizione e grazie alle quali poter accedere al trattamento pensionistico. Al momento, ricordiamo, sono varie le opzioni disponibili, come ad esempio la pensione agevolata. Ma cosa ci riserverà il futuro? Entriamo nei dettagli e scopriamolo assieme, partendo da alcune proposte da parte dei sindacati.

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Riforma pensioni, addio a quota 100: le proposte dei sindacati

Il prossimo 31 dicembre terminerà il periodo di sperimentazione di quota 100 e per il futuro i sindacati avrebbero proposto una opzione contributiva dai 62 anni. Varie le soluzioni in ballo, con i rappresentanti del lavoratori che chiedono di aprire un tavolo di discussione inerente la riforma delle pensioni.

In particolare secondo i sindacati si potrebbe estendere il beneficio dell’uscita anticipata con calcolo contributivo, introdotto con la legge Dini, anche a chi rientra nel cosiddetto sistema misto. Ad oggi, ricordiamo, l’opzione Dini permette di andare in pensione all’età di 64 anni, con 20 anni di contributi, a patto che la pensione liquidata col primo rateo spettante sia pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. Per questo motivo i sindacati avrebbero proposto un’estensione di tale misura.

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I requisiti dovrebbe risultare meno rigidi e molto probabilmente si dovrebbe poter accedere a tale opzione a partire dall’età di 62 anni. Come già detto, però, si tratta solamente di proposte. Non resta quindi che attendere i prossimi mesi per vedere quali saranno le decisioni prese in merito dal nuovo esecutivo e quali saranno le nuove misure previste con la riforma del sistema delle pensioni.