Donare dei soldi ai figli, ad esempio tramite una ricarica PostePay, è possibile. Occhio, però, ai possibili controlli del Fisco. Ecco cosa c’è da sapere in merito.

Postepay donazioni
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Diventare genitori è indubbiamente l’esperienza più bella della propria vita. Basta infatti un semplice sorriso dei propri figli, per riuscire a rallegrare le nostre giornate. Allo stesso tempo si tratta anche del mestiere più difficile del mondo, in quanto ci porta a dover fare anche i conti con alcuni importanti aspetti di tipo pratico, come ad esempio le spese necessarie per mantenere e crescere un figlio.

Un amore incondizionato, che non può essere ostacolato da alcuna forma di burocrazia. Eppure, nella realtà dei fatti, anche tra genitori e figli, quando si tratta di soldi, bisogna prestare attenzione. Ogni trasferimento di denaro, compresi quelli effettuati tramite Postepay, d’altronde, possono attirare l’attenzione del Fisco. Proprio per questo motivo è bene sapere come muoversi, onde evitare spiacevoli inconvenienti.

Soldi ai figli tramite PostePay, occhio al Fisco: tutto quello che c’è da sapere

A volte ce lo dimentichiamo, eppure il Fisco ci controlla tutti i giorni. Tante, in effetti, sono le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate, che ha l’importante compito di controllare in caso di eventuali movimenti sospetti. Tra questi, a differenza di quanto si possa pensare, rientrano anche le donazioni ai figli.

Ebbene sì, anche dare dei soldi ai propri figli può destare l’interesse del Fisco. In tale ambito bisogna innanzitutto distinguere se il figlio convive o meno con i genitori. Ebbene, nel primo caso difficilmente il Fisco provvederà a effettuare dei controlli, anche se in contanti.

Questo avviene perché l’Agenzia delle Entrate, in caso di accertamenti, considera il potere di acquisto dell’intero nucleo familiare. Allo stesso tempo, in caso di donazioni si ricorda che bisogna rispettare i limiti di legge che dal 1° gennaio 2021 è pari a 1.999,99 euro. A partire dal 1° gennaio 2022, inoltre, tale limite si ridurrà a 999,99 euro.

Donazione a figlio non convivente: come funziona

Nel caso in cui, invece, il figlio non conviva con i genitori, bisogna prestare maggiore attenzione. In presenza di donazioni di piccoli importi è possibile utilizzare il denaro contante. Se invece si tratta di donazioni mensili superiori ai 500 euro, è opportuno utilizzare un assegno o un bonifico, con tanto di causale. In questo modo è possibile evitare possibili brutte sorprese in caso di controlli da parte del Fisco.

Tale discorso, quindi, vale anche per le ricariche Postepay. In molti sono convinti che le transazioni effettuate tramite questo tipo di carta non finiscano sotto la lente di ingrandimento del Fisco. Niente di più sbagliato. Come sottolineato dalla Corte di Cassazione con la sentenza numero 104/19 del 4 gennaio 2019, infatti, il Fisco può effettuare i controlli sui conti correnti anche nei confronti dei privati. Anche la PostePay, pertanto, può finire per essere oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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Tutti gli intermediari finanziari, quindi banche e poste, infatti, provvedono ad inviare al Fisco i rapporti dei clienti. Informazioni, quest’ultime, a cui la Guardia di Finanza può accedere, per poi effettuare i relativi controlli in caso di movimenti sospetti. In caso di donazioni di grosse somme di denaro, ad esempio per l’acquisto di un auto, si consiglia di fare un bonifico bancario, avendo l’accortezza di specificare il motivo di questo flusso di denaro nella causale. Solo in questo modo è possibile evitare di dover fare i conti con spiacevoli inconvenienti con il Fisco.