Nonostante il blocco licenziamenti, i dati sulla fine dei rapporti lavorativi sono in rialzo. Ecco in che modo gli imprenditori si sono “sbarazzati” dei dipendenti 

Blocco licenziamenti
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Il blocco dei licenziamenti ha caratterizzato buona parte del 2021 (scadrà il 31 ottobre 2021), che come era prevedibile non ci ha portati definitivamente fuori dalla pandemia. Ragion per cui il Governo ha deciso di evitare che i dipendenti perdessero il lavoro e si ritrovassero senza un’entrata fissa in una fase così catastrofica.

Le aziende d’altronde sono state tutelate grazie alla cassa integrazione (totalmente gratuita). A prescindere da ciò nella prima metà dell’anno i licenziamenti sono stati circa 67mila, ovvero 20mila in più rispetto al 2020. 

Blocco licenziamenti: la motivazione per cui in tanti hanno perso il lavoro

Dati incredibili se rapportati al blocco dei licenziamenti e che alimenta una serie di inquietanti sospetti. Certo, nulla di ufficiale, però in questo caso sembrano esserci tutti i connotati del perfetto escamotage.

Infatti nel secondo trimestre del 2021, secondo le informazioni raccolte dall’Osservatorio Inps, sono aumentate del 67% (con riferimento al 2020) le cessazioni del rapporto di lavoro per ragioni disciplinari. 

Ovviamente non lo si può affermare con certezza, anche se a pensar male spesso ci indovina. Di fatto si tratta di una soluzione che mette d’accordo tutti, visto che consente al datore di alleggerire il carico e ai lavoratori di percepire l’indennità di disoccupazione (Naspi) per un periodo massimo di due anni. 

Differente è il discorso delle dimissioni che non prevede nessun indennizzo successivo. Anche in questo caso i numeri sono in netto rialzo, ovvero il 91% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Questo aspetto da un lato è paradossalmente ben augurante. Se le persone hanno il “coraggio” di lasciare il proprio incarico, significa che il mercato del lavoro in qualche modo sta ripartendo. Un po’ come dire “mi licenzio perché ho trovato un nuovo impiego”.

D’altronde le opportunità non mancano, da Poste Italiane ad Amazon fino ad arrivare ai concorsi pubblici che finalmente dopo un periodo in cui erano stati messi da parte, sembrano in procinto di ripartire.