Una figura affascinante quella del broker ma non può bastare nel momento in cui si sceglie il mercato azionario. Ecco un consiglio.

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Qualche anno fa, l’uscita del film The Wolf of Wall Street, con protagonista Leonardo DiCaprio nei panni dell’ex broker Jordan Belfort, ha segnato probabilmente un passaggio, perlomeno quanto il libro da cui è tratto, a firma dello stesso Belfort. Memorie che indicano meglio di qualsiasi altra testimonianza, probabilmente, quanto facile sia incorrere in vari errori nel mondo della finanza. E trovare qualcuno con abbastanza pelo sullo stomaco per trarne vantaggio. Per questo esercitare una certa attenzione, nel momento in cui si decide di entrare in quel mondo, è quantomeno sintomo di buonsenso.

Certo, rispetto agli anni Novanta qualcosa è cambiato. Soprattutto sul fronte dello sviluppo tecnologico, dettaglio tutt’altro che trascurabile in un mondo che gira soprattutto attorno alla rapidità delle transazioni. Ecco, in questo caso il film insegna: se fino a qualche decennio fa bastavano il talento di un buon affabulatore e un semplice telefono con filo a deviare gli investimenti di gente inesperta in materia, oggi il web ha preso il sopravvento su tutto. Esistono siti di ogni tipo, figuriamoci sull’investimento online. Utili se si vuole iniziare il percorso, meno (almeno per la maggior parte) se si vuole capirne qualcosa.

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Altro che broker, quando si investe ci vuole un (vero) esperto: l’intermediario non basta

Accedere a questo tipo di mondo presuppone perlomeno una conoscenza basilare delle tendenze azionarie. Anzi, facciamola semplice: di che cosa sia un’azione e in quale modo ci si può guadagnare. La semplice promessa del broker, che arrivi via telefono o via internet, non può bastare. E questo nonostante ci siano professionisti onesti e competenti. Questo perché, prima di immettere soldi in qualunque circuito azionario, è necessario capire cosa si sta facendo e quali siano le percentuali di rischio, oltre che quelle di guadagno. Ecco perché, anche se si tratta di un settore affascinante, è bene affidarsi ai consigli di persone disinteressate e che conoscono a menadito gli ambienti della finanza.

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A ricordarlo è James Anderson, di Bailli Gifford, che invita a diffidare del fascino di rapporti sugli utili e titoli macroeconomici. Prossimo a uscire dagli affari (con rendimenti dell’1,700% per gli investitori del suo fondo) Tesla e Facebook, probabilmente alla ricerca di nuovi orizzonti, il suo invito è a non seguire i consigli né dei broker né dei media. Questo perché il segreto per investire “è capire il cambiamento, come accade, quanto accade e le sue implicazioni”. Il che significa che non basta essere delucidati (in modo più o meno corretto) sull’azione sulla quale si sta investendo. Ciò che è da comprendere è come funzioni tutto il giro. Ed è una vera e propria scienza.