La possibilità di pensione con cinque anni di anticipo, ecco perché l’idea piace tanto ed interessa aziende e giovani

Perché la pensione a 62 anni interessa soprattutto i giovani
INPS (Fonte foto: web)

Se ne sta parlando molto e forse, perché questa sembra una delle migliori soluzioni degli ultimi tempi, sul tema pensioni: parliamo del contratto di espansione per andare in pensione con 5 anni di anticipo. Per adesso risulta consentibile solo alle aziende con più di 250 lavoratori, ma l’idea piace a tanti, perché oltre a lasciar tornare a casa i lavoratori 5 anni prima, lascia nuovi spazi per assunzioni di nuovi giovani.

Ed infatti ieri, dopo Confindustria, i sindacati ne hanno parlato con il ministro del lavoro, Andrea Orlando, con la richiesta di “rendere più appetibili gli strumenti alternativi ai licenziamenti”, da parte della Cgil.

Il contratto consiste in un accordo accettato dal lavoratore per andare in pensione cinque anni prima i 67 anni o 42+10 a seconda del contratto, per percepire un assegno pari a quello maturato al momento dell’uscita. I costi, per la durata dell’anticipo, sono a carico dell’azienda, al netto del valore della Naspi spettante a chi va in prepensionamento.

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Cosa cambierebbe se la pensione a 62 anni venisse estesa a più aziende

Vero è che se la possibilità fosse estesa a più soggetti, avrebbe costi maggiori, ma se invece di 250, il minimo di dipendenti da avere per accedervi fosse di 50, le aziende a poter aderire in Italia, sarebbero almeno 20mila invece di 4mila. Quanto più si abbassa la soglia d’ingresso alle pensioni anticipate, più si alza la Naspi. I fondi per tali costi, potrebbero essere accettati ed inseriti, solo con la Legge di Bilancio 2022.

Una proroga ed un investimento in questa misura, sarebbero davvero importanti, dal momento in cui si prova a fare quadrato attorno ai nuovi mezzi dopo Quota 100. Della Quota 100 stessa, sembra piacere di meno una possibile proroga, proprio in luogo invece del contratto di espansione. E la cosa sembra iniziare a piacere anche alla classe politica stessa, visto che in prospettiva l’espansione, dovrebbe costare molto meno di Quota 100.

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Tra i fondatori della riforma, che ebbe i suoi inizi nel 2019, c’è Enzo De Fusco, che ne spiega la bontà: “Il contratto d’espansione andrebbe esteso a tutte le aziende, anche quelle con meno di 50 dipendenti, ma affidato alle Regioni, che potrebbero finanziarlo con le risorse europee delle politiche attive, finora spese poco e male. Per renderlo ancora più competitivo il contratto potrebbe prevedere il prepensionamento fino a 7 anni di anticipo, come accade oggi con l’isopensione, che però è molto più costosa per le aziende e che a quel punto potrebbe essere abolita”.