Confermata la stagione dei tagli inaugurata nel 1995. Anche quest’anno, la reversibilità subisce qualche scorciata. Vediamo di quanto.

Pensione di reversibilità
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Quasi trent’anni e poche notizie davvero buone piovute per chi è interessato. La stagione dei tagli sulla pensione di reversibilità, provvedimento principe dei trattamenti previdenziali, rischia di passare anche nel 2021 un’annata poco prodiga dal punto di vista del denaro elargito. In realtà, una prassi che va avanti dal lontanissimo 1995, quando la riforma Dini (legge 335/95) diede il là alla progressiva scorciata degli importi sulla reversibilità, riconosciuta ai familiari superstiti. Nell’anno in corso, complice anche la crisi pandemica, il limite reddituale potrebbe costituire un serio problema.

E il nodo si deve proprio alla riforma Dini. Nel 1995, infatti, venne introdotta la normativa riguardante il limite del trattamento previdenziale, a seconda della sua cumulazione con i redditi percepiti. In sostanza, se si percepisce un determinato reddito e, con l’aggiunta della reversibilità, si supera una determinata soglia, scatta il taglio. Il quale varia a seconda della pensione, comunque in percentuali comprese fra il 25% e il 50%.

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Reversibilità, gli assegni piangono: ecco i redditi di riferimento

Se la legge non può essere contraddetta, gli assegni continuano a piangere. Per il 2021, le normative vigenti stabiliscono che i tagli potranno essere effettuati sull’assegno mensile solo nel caso in cui i redditi superino di tre volte il trattamento minimo. I numeri: per l’anno in corso, quest’ultimo ammonta a 20.107,62 euro per l’anno, ovvero 515,58 euro mensili. Dovesse essere superato il limite, ecco la scorciata a partire dal 25% fino al 50%, a seconda della fascia di reddito e dello sforamento.

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I tagli saranno così ripartiti: si comincerà con un 25% dell’importo qualora il reddito cumulativo sia compreso fra i 20.107,62 euro e 26.810,16 euro. Taglio del 40% con reddito fra 26.810,16 euro e 33.512,70 euro. Infine, 50% qualora il reddito sfori i 33.512,70 euro. Questione di riforma (Dini) ma non solo. Anche l’Inps, con la circolare n. 148/2020, ha confermato la stagione dei tagli.