Diverse le vittime della truffa che hanno versato del denaro pensando di essere assunte alle Poste. Ecco come in realtà sono andate le cose 

Soldi, poste
Soldi (Fonte foto: Pixabay)

“Giocare” con la disperazione e i risparmi della gente è una delle frontiere più in auge delle truffe moderne. Quella andata in scena tra le province di Palermo e Agrigento ha dell’incredibile e la dice lunga sulla perfidia delle persone.

Fortunatamente il lavoro dei Carabinieri, della Polizia e della Guardia di Finanza della procura di Sciacca hanno portato alla luce la sconvolgente verità evitando ulteriori danni alle già falcidiate vittime. Cerchiamo di scoprire nel dettaglio, cosa è successo.

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La truffa delle finte assunzioni alle Poste: il diabolico piano

Ad architettare il tutto è stato un ex dipendente delle Poste che si è avvalso della collaborazione della moglie e di una donna di origine polacca le quali fungevano da finte impiegate. Su disposizione del gip del Tribunale di Sciacca l’artefice del piano è finito immediatamente in carcere, mentre le due signore ai domiciliari.

In pratica facevano credere a persone selezionate ad hoc (soggetti tra i 40 e i 60 anni con problemi di reinserimento nel circuito lavorativo) di poter ottenere un occupazione presso le Poste. In cambio chiedevano 20mila euro a testa. Nel giro di soli tre mesi “truffando” sei vittime, avevano già percepito 45mila euro totali.

Molti dei soggetti raggirati si erano addirittura indebitati per saldare il conto e garantirsi un “futuro migliore”. A rendere il tutto più credibile è l’accoglienza che riservava ai malcapitati di turno. Avendo un ufficio di rappresentanza a Palermo si spacciava per dirigente sindacale senza destare sospetti.

Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alle truffe, che funzionava con meccanismi perfetti e collaudati. I soldi racimolati venivano prontamente trasferiti all’estero. Mesi e mesi di indagini (sono iniziate lo scorso ottobre) hanno però portato alla luce la verità.

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Oltre agli arresti sono stati sequestrati finti contratti di assunzione alle Poste che erano tenuti all’interno di cartelline. A questi vanno aggiunte anche delle PostePay dove circolava parte del denaro intascato illecitamente.