La nave Evergreen sta letteralmente bloccando il Canale , intanto la situazione non si sblocca, ecco il danno

Evergreen 'paralizza' il Canale di Suez: quanto costa il blocco
Canale di Suez (Fonte foto: web)

L’Egitto ferma l’economia. No, non nel senso volontario del termine da parte della nazione, ma piuttosto per quello che sta accadendo nelle acque del Nord-Africa, dove l’enorme nave portacontainer, Evergreen, sta bloccando il passaggio al Canale di Suez. Per vedere la situazione sbloccarsi, probabilmente dovremo attendere l’inizio della prossima settimana, ma per adesso si fermano vari campi dell’Economia, così come in Italia, per altri motivi, si ferma quella del turismo, dove rischiano molto gli alberghi di Firenze.

Si calcola che per il canale, passi il 12% degli scambi mondiali, in una giornata di lavoro massimale, passerebbero nello stretto, circa 50 navi, e stando agli studi di Lloyd’s List Intelligence, da lì ci passano circa 1,9 milioni di barili di greggio. Tra imbarcazioni grandi e meno grandi, nel 2020 sono passate nel Canale di Suez, 18.829 navi.

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Canale di Suez: il rischio di creare una lunga fila

Il blocco del passaggio, causato da un’enorme nave, starebbe costando 400 milioni di dollari ogni ora, vale a dire 9,6 miliardi al giorno. Sempre secondo Lloyd’s List Intelligence, poi più nello specifico, il traffico diretto ad Ovest sposterebbe 5,1 miliardi di dollari al giorno, mentre quello diretto ad Est muoverebbe 4,5 miliardi di dollari giornalieri circa.

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Soldi che forse farebbero comodo all’ex Mrs. Amazon, MacKenzie Scott, che di dollari ne spende tanti, in un modo che non vi aspettereste. Quando tutto si è fermato, ovvero lo scorso mercoledì, erano 185 le navi in attesa di poter passare, che hanno poi trovato il ‘muro’ davanti a sé.

Più nel dettaglio, le navi che dovevano passare da lì in quella giornata, sono state così calcolate: 41 navi portarinfuse, 24 petroliere di greggio, 33 portacontainer, 16 vettori GPL o GNL, 15 navi cisterna e 8 navi che trasportano veicoli. Secondo l’amministratore delegato di Sea Intelligence Consulting, Lars Jensen maggiore sarebbe il tempo di chiusura del Canale, più lunga sarà la fila di navi in attesa e: “Ciò può creare un backlog, il che significa che è necessario anticipare tempi di attesa aggiuntivi anche quando il canale riaprirà”.