L’avviso arriva da La Nazione: alla ripresa del turismo, il rischio per le strutture ricettive fiorentine è di scoprire il fianco ai colossi stranieri.

Firenze alberghi turismo
Foto di Andrea Spallanzani da Pixabay

Non è un mistero che la pandemia abbia abbattuto il settore turistico, finora motore propulsivo dell’economia e dell’indotto italiano. A rimetterci (e non è un mistero nemmeno questo) chi nel turismo fa impresa. Gli alberghi certamente ma anche gli intermediari come i tour operator e, soprattutto, le agenzie di viaggio, che già non navigavano in buone acque (difficile che possano riprendersi da una batosta che ha, fra le altre cose, amplificato il ricorso a internet). La frenata dei grandi flussi turistici significa comunque un 80% in meno di fatturato nelle principali località turistiche.

Ma c’è un altro fattore da tenere in considerazione. La frenata, infatti, potrebbe sortire anche altri effetti rispetto alla semplice regressione degli affari. Come riporta il quotidiano fiorentino La Nazione, tenendo d’occhio proprio la situazione a Firenze, alla ripresa del via vai turistico chi rischia di rimetterci, paradossalmente, sono proprio gli imprenditori alberghieri. Non tanto per le difficoltà post-pandemiche nella ripresa piena dell’attività, visto che ci saranno sicuramente limitazioni e accortezze sanitarie, quanto per la possibilità, stante la situazione, di scoprire il fianco a investitori stranieri.

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Turismo a Firenze, sale sulla ferita del Covid:

Tecnicamente non c’è niente di illegittimo. Il problema è che, secondo La Nazione, a Firenze si starebbe preparando una vera e propria “campagna acquisti” di hotel di lusso. Si fa persino qualche nome, come l’Hilton, che sarebbe pronto a cedere le due strutture sul suolo fiorentino a un fondo straniero. Stessa cosa per il Mercure di Via Nazionale, dato in passaggio alla francese Accor. E l’elenco prosegue con nomi vertiginosi. Basti pensare che la Millenaria di Firenze, storica società che detiene come soci la famiglia Bagnoli (quella della Sammontana) e quella proprietaria del Grand Hotel Minerva, uscirebbe di scena.

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Una strategia che, secondo la Filcams Cgil Firenze sarebbe diretta conseguenza della crisi economica. La quale sta costando caro alle strutture più piccole che, per snellire le società, sono costrette a cessare l’attività, così da impedire anche i licenziamenti. Un quadro che, a ogni modo, complicherebbe ulteriormente la situazione una volta finita l’emergenza. Favorendo i colossi del settore a scapito degli operatori storici autoctoni. Non proprio un guadagno.