Le pensioni dei quarantenni si preannunciato decisamente deficitarie. Vediamo per quale motivo potrebbe delinearsi questo scenario

Pensioni
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Il tema della pensione è sempre piuttosto spinoso sia attualmente che in prospettiva futura. In attesa di capire cosa succederà per il dopo Quota 100 e quali saranno le possibilità per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, altre problematiche finora sommerse stanno venendo alla luce.

Uno in particolare riguarda la pensione della fascia d’età tra i 30 e i 40, per cui si prospettano dei tempi ancora più bui di quelli attuali. I nati tra gli anni ’80 e 90′ andranno infatti in pensione con un monte contributivo poco rivalutato e con un sistema di calcolo puramente contributivo. 

Pensioni: per i 40enni si prospettano degli assegni da “fame”

Una vera e propria beffa visto che il tasso di sostituzione per chi avrà una carriera lavorativa senza interruzioni e con un retribuzione discreta è del 55-60%. Quindi chi ha uno stipendio medio da 1500 euro al mese avrà un assegno pensionistico mensile di circa 700-800 euro. 

Questa seppur grottesca, si tratta della miglior prospettiva possibile. Chi invece non ha un impiego stabile o mal pagato con tanto di vuoti contribuitivi e periodi di disoccupazione, se la vedrà ancora peggio. L’età pensionabile arriverà dopo i 70 anni e con un corrispettivo decisamente basso. 

Allo stato attuale questa problematica non sembra sul tavolo delle discussioni governative. Eppure i lavoratori di oggi sono quelli che stanno dando sostegno agli anziani in pensione attualmente. Nemmeno per i baby pensionati (che hanno lasciato il lavoro dopo solo 19 anni e 6 mesi di contribuzione) e per chi riceve una pensione senza le adeguate coperture sembrano esserci all’orizzonte degli strumenti di tutela.

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Chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1995 non potrà contare nemmeno sulla pensione integrata al minimo (515 euro al mese). L’unico che ha richiamato più volte all’attenzione su quello che in futuro potrebbe essere un vero e proprio boomerang è Pasquale Tridico presidente dell’Inps. A suo modo di vedere è giunto il momento di occuparsi dei giovani e di includerli sempre di più nell’arduo mercato del lavoro.