Importanti cambiamenti in vista grazie alla prossima riforma delle pensioni. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Pensione bassa
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Il 2020 si rivela essere, senz’ombra di dubbio, un anno difficile da dimenticare a causa dell’impatto del Covid sulle nostre esistenze. Al fine di contrastarne la diffusione, infatti, ci viene richiesto di prestare attenzione a varie restrizioni che finiscono, inevitabilmente, per avere un impatto negativo sul bilancio famigliare. Se tutto questo non bastasse il nostro Paese ha dovuto fare i conti anche con un crisi di governo, in seguito alla quale Mattarella ha affidato l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri a Mario Draghi.

Proprio il governo guidato dall’ex governatore della Banca Centrale Europea, quindi, è chiamato a prendere delle decisioni importanti, in modo tale da favorire la ripresa. Non si tratta solo di varie forme di aiuti di carattere economico, ma anche di trattare temi particolarmente importanti come quello della riforma delle pensioni. Il prossimo 31 dicembre, infatti, si dirà addio a quota 100 e per questo sono in molti a chiedersi quali saranno le prossime decisioni in merito. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quali sono le ultime indiscrezioni in tal senso.

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Riforma Pensioni, importanti cambiamenti in vista: si va verso l’assegno diviso in due

Il prossimo 31 dicembre giungerà a termine il periodo di sperimentazione di quota 100. Questo vuol dire che chi vorrà andare in pensione non potrà farlo più a 62 anni, come permesso con Quota 100. Dal prossimo anno, quindi, si dovrà attendere il raggiungimento dei 67 anni di età, così come previsto dalla Legge Fornero. Una situazione che preoccupa in molti, che restano in attesa di una riforma delle pensioni che permetta di contrastare uno scalone di 5 anni che non passa inosservato.

Proprio in tale ambito si inserisce la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in base cui si pensa di dividere la quota della pensione in due parti, ovvero una quota retributiva e una contributiva. In particolare si potrebbe optare per un anticipo pensionistico con solo parte contributiva all’età di 62/63 anni e 20 anni di contributi. La parte restante, quella retributiva, invece, verrebbe pagata a partire dall’età di 67 anni.

Una proposta che sembra prendere sempre più piede, soprattutto dopo il no della Corte dei Conti alla proposta dei Sindacati, che prevede Quota 41 per tutti e l’uscita a 62 anni. Se tutto questo non bastasse, qualche giorno fa è stato pubblicato il rapporto annuale INPS che analizza la spesa previdenziale, con l’ente di previdenza che ha confermato quanto stabilito dalla Corte dei Conti, ovvero che Quota 41 è inattuabile dato che sarebbero richiesti ben 4,3 miliardi di euro per la sola attivazione.

Spesa che nell’arco di dieci anni dovrebbe salire a 9,2 miliardi di euro. Dall’altro canto la proposta di pensione a doppia quota di Tridico costerebbe solo 500 milioni di euro di euro nel 2022, per poi salire al picco di 2,4 miliardi nel 2029.

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Altra proposta dell’Inps che non passa inosservata, è quella di una possibile uscita anticipata a 64 anni e con 36 di contributi. Una misura simile a Quota 102 ma con una riduzione di due anni del requisito contributivo. Una proposta che presenta dei costi più bassi rispetto a Quota 41, ovvero 1,2 miliardi di euro nel 2022, per poi arrivare nel 2027 a 4,7 miliardi di euro.