Un dossier che aprirebbe gli occhi circa la reale natura di gran parte dei prodotti della nota azienda. Le reazioni.

Nestle
Nestle (Adobe)

Un documento incredibilmente tenuto nascosto che riguarda la notissima azienda di prodotto prettamente dolciati. Snack, merendine, dolciumi di ogni genere e fattura. Nestle nell’immaginario pubblico, è di fatto questo. Il bello del documento svelato attraverso le pagine del Financial Times, sta nel fatto che è proprio l’azienda svizzera ad ammettere che la stragrande maggioranza dei propri prodotti non rispetterebbero gli standard internazionali in quanto alla buona fattura. I prodotti, insomma, non sarebbero sani.

Una notizia che di certo non farà piacere alla Nestle e che chiaramente non fa piacere ai milioni e milioni di cittadini che si affidano ai prodotti dell’azienda svizzera. Non è soltanto Nestle il problema. La questione riguarda tutti i marchi controllati dall’azienda ed utilizzati per la grande distribuzione. Parliamo di case produttrici profondamente radicate sul nostro territorio: Nescafé, Nestea, Maggi, Buitoni. Il problema, dunque non è certo di poco conto.

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I prodotti Nestle non sono sani: dolciumi e gelati gli alimenti più a rischio

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Nestle (Adobe)

Nei dettagli, volendo approfondire la tematica, volendo scrutare al meglio l’ammissione di colpevolezza, se cosi può essere definita, da parte della Nestle. Per quello che riguarda, ad esempio il volume d’affari, si può tranquillamente dire che non sono considerati sufficientemente validi il 70% dei prodotti alimentari, il 96% delle bevande aromatizzate ed il 99% dei dolciumi vari e gelati. Complessivamente, alla fine, utilizzando il criterio di notazione australiana, si può affermare che soltanto il 37% dei prodotti ottengono i minimo voto per essere poi, in seguito, giudicati buoni per la nostra salute.

“Abbiamo considerevolmente migliorato i nostri prodotti ma il nostro portafoglio di prodotti continua a presentare prestazioni troppo base rispetto a parametri esterni, in un contesto in cui la pressione delle norme e le richieste dei consumatori aumentano. Queste le dichiarazione di una persona interna all’azienda,  che inoltre dichiara: “il gruppo sta lavorando a un progetto che riguarda l’intero gruppo per migliorare la sua strategia, che è stata pioniera in termini di nutrizione e salute”.

I prodotti maggiormente accusati di non essere del tutto sani sono i dolciumi ed i gelati. Il Kit Kat ad esempio rientra pienamente nella lista nera redatta attraverso una attenta serie di informazioni derivanti dal dossier pubblicato dal Financial Times.

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Nessun rischio, invece, riguardo i prodotti per l’infanzia, i caffè e gli alimenti per animali. L’azienda, insomma, non ci fa certo una buona figura, con i milioni di suoi clienti, consapevoli del fatto che proprio quei prodotti che per anni hanno acquistato non possono essere considerati del tutto sani. Il problema è stabilire, a questo punto, quanto risultino essere effettivamente dannosi. Il dossier pubblicato dal Financial Times, di certo ha provocato non pochi danni all’immagine dell’azienda, che coscienziosamente, si è trovata ad ammettere che i propri prodotti, non sempre rappresentano il massimo, in quanto ad imbatto con l’organismo. Coscienza, si spera, per il presente e soprattutto per il futuro.