Attenzione a determinati alimenti: il biossido di titanio, sovente usato come colorante, è stato messo al bando dall’Efsa.

Caramelle biossido di titanio
Foto di Shirley Hirst da Pixabay

Per l’European Food Safety Authority (Efsa) si tratta di un vero e proprio allarme rosso. Il quale ha un nome ben preciso: biossido di titanio, composto chimico alimentare che rende determinati cibi tutt’altro che sicuri. L’intervento dell’Autorità per la salute alimentare riguarda proprio il grado di pericolosità del biossido, a seguito di un esame di sicurezza condotto sull’additivo alimentare E171. Il punto – e qui sta buona parte del rischio – è la diffusione comune dell’elemento all’interno dei cibi, anche di alimentazione quotidiana. E la questione era emersa già nel marzo 2020, proprio ad appannaggio dell’Efsa.

A seguito dell’avanzamento delle istanze da parte dell’Autorità europea, il biossido di titanio era stato inserito fra gli additivi alimentari ritenuti non sicuri per i cibi che vengono quotidianamente ingeriti dall’uomo. Altra dose di rischio, il fatto che tale agente può trovarsi anche all’interno di prodotti non alimentari, portando tuttavia i medesimi effetti: sviluppi cancerogeni e altre derive potenzialmente molto pericolose per l’essere umano. L’indagine va avanti in realtà dal 2016: al culmine, con l’analisi del 2020, si è ritenuto di depennare il biossido dagli additivi che mantengono comunque sicuro un cibo.

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Biossido di titanio, fa male ma c’è: l’allarme dell’Efsa

Con le disposizioni dell’Efsa, che risultano comunque un indicatore più che un divieto, diverse tipologie di cibo dovrebbero scomparire dalle nostre tavole o dai nostri snack. Si tratta infatti di un elemento presente in forma di colorante, utilizzato soprattutto in dolci come le caramelle (anche alcune molto famose) o per le coperture della frutta secca. Si potrebbe trovare, però, anche in alimenti per bambini, addirittura per neonati. Inoltre, accanto ai cibi, è possibile incontrare il biossido di titanio in prodotti quali protesi dentari e persino creme solari. Difficilissimo individuarlo a occhio nudo: l’elemento si costituisce di una polvere incolore ed estremamente sottile, facilmente scambiabile con altri composti simili e molto più comuni.

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L’inversione di rotta da parte dell’Efsa è dovuta a una rinnovata presa di coscienza sul problema. Secondo l’Autorità europea, infatti, con il biossido di titanio si correrebbe il rischio di incorrere problemi di genotossicità legati ai suoi effetti cancerogeni. Il punto non è tanto l’ingerire il biossido (l’assorbimento avviene comunque in piccolissima parte) ma il prolungare l’utilizzo di un cibo che lo contiene, in modo tale da provocarne un accumulo di particelle all’interno dell’organismo. Per questo la commissione, come riferisce la stessa Efsa, ha modificato il parere del 2016 e optato per il giro di vite. Ne va della salute di tutti.