Brutte notizie per molti correntisti. I soldi depositati presso un conto corrente bancario o postale, infatti, non sono più di nostra proprietà. Ecco cosa c’è da sapere in merito.

Conto corrente
Foto: Web

Il 2020 si rivela essere, senz’ombra di dubbio, uno di quegli anni che difficilmente riusciremo a dimenticare. Segnato dall’impatto del Covid, infatti, questo virus ha portato con sé delle ripercussioni negative sia dal punto di vista delle relazioni sociale che economiche. Molte persone, purtroppo, si ritrovano a dover fare continuamente i conti in tasca, prima di comprare qualcosa, onde evitare di incidere negativamente sul bilancio famigliare. La crescente incertezza sul futuro, inoltre, porta a tenere i soldi fermi sul conto corrente, in modo tale da avere qualche euro in più a disposizione in caso di necessità.

Una situazione che porta gli istituti bancari a sostenere dei costi di gestione particolarmente elevati, tanto da optare, ad esempio, per la chiusura dei conti con oltre 100 mila euro. Una vicenda che non passa di certo inosservata, con i correntisti che devono fare i conti anche con un’altra questione spesso trascurata, ma da sempre sotto i nostri occhi. Stiamo parlando dei soldi che, una volta depositati in Banca o in Posta, non sono più di nostra proprietà. Ma come è possibile? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

LEGGI ANCHE >>> Italiani rifiutati dalle banche costretti a vendere i gioielli di famiglia

Conto corrente in banca o posta, i soldi depositati non sono più nostri: cosa c’è da sapere

Reddito di cittadinanza: non lo spendi? L'Inps si riprende i soldi
Soldi (Fonte foto: Pixabay)

Ogni volta che depositiamo i soldi presso una Banca o Posta, lo facciamo in modo tale da avere la sicurezza che i nostri risparmi siano al sicuro, ad esempio, da possibili furti. Ma cosa pensereste se vi dicessimo che una volta depositati i soldi non sono più nostri? Ebbene sì, è proprio così.

Stando a quanto si evince dall’articolo 1834 del Codice civile, infatti: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi”. Come facile intuire, quindi, una volta depositati, l’istituto di credito acquisisce la proprietà del denaro. Questo, fino alla data di scadenza del contratto o comunque fino al momento in cui il correntista ne richieda la restituzione.

LEGGI ANCHE >>> Criptovalute e banche: un futuro tutto da riscrivere

Ma non solo, in tale ambito bisogna anche considerare la Direttiva n. 2014/59 dell’Unione Europea, che interviene nel campo dei fallimenti bancari. Ebbene, bisogna sapere che gli istituti di credito, nel caso in cui rischiano il fallimento, possono prelevare i soldi dei loro correntisti. In particolare, in casi estremi, le banche sono autorizzate, con il bail-in, ad attingere ai depositi dei loro clienti, nel caso in cui abbiano conti superiori ai 100 mila euro. Un caso estremo, ma che finisce, inevitabilmente, per destare particolare attenzione.