Il reattore torna a spaventare il mondo. Tracce di attività seppur minima rilevate tra i luoghi del disastro del 1986.

Chernobyl
Chernobyl (Adobe)

Sono passati 35 anni dall’esplosione del reattore numero 4 della centrale Lenin di Chernobyl, in Ucraina. 35 anni da quando l’Europa ed il mondo intero, conobbero il rischio del disastro nucleare. Un incidente, il malfunzionamento di quella che era considerata l’eccellenza sovietica, anni di insabbiamenti, bugie, false testimonianze. Migliaia di morti per le radiazioni, negli anni, tra silenzi e false difese. Ipocrisie di un mondo lontano e quasi dimenticato.

Oggi, a distanza di più di trent’anni, quel reattore, richiuso nel cosiddetto sarcofago costruito intorno ad esso, torna a far tremare il mondo. Alcuni scienziati ucraini, ad esempio, hanno allertato le autorità competenti segnalando la ripresa di una certa attività proprio in quel reattore. Qualcosa potrebbe essere ancora “vivo” li dentro, e potrebbe provocare l’inizio di una azione nucleare che ancora oggi farebbe tanta paura.

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Dopo 35 anni il mondo torna ad avere paura: l’incubo Chernobyl è più attuale che mai

Si tratta delle masse di uranio sepolte all’interno del reattore numero quattro che nel 1986 mise in ginocchio l’Unione Sovietica, dando il via, secondo molti, a quel processo di sgretolamento interno istituzionale ed economico che verso la fine degli anni ottanta porterà alla caduta dell’impero comunista dell’est europeo. Oggi, gli scienziati parlano di effetto tizzone da barbecue. Una lentissima attività, quasi impercettibile che però potrebbe mettere paura.

L’attività del reattore numero quattro, insomma, oggi torna a far paura e addirittura si teme che il cosiddetto sarcofago che contiene ciò che resta di quel mostro che nel 1986 spaventò il mondo, possa cedere da un momento all’altro per evidenti crepe nella struttura.

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Ciò che si teme è la poca sicurezza intorno a tutta la struttura, sicurezza che ovviamente andrebbe ad incidere sull’ambiente e di conseguenza a minacciare i paesi confinanti con quell’aria e molti altri ancora. Si teme una ripresa anche minima dell’attività, e questo, minaccerebbe l’intero paese, con un rischi, ovviamente non paragonabili a quelli del 1986.