Cosa arriva davvero sulle nostre tavole. Il servizio di Striscia la notizia chiarisce ancora una volta molti dubbi.

Pomodori
Pomodori

Il pomodoro che arriva sulle nostre tavole ogni giorno è davvero di provenienza italiana? E’ quello che si chiedono milioni di cittadini, proprio ogni giorno. La risposta, certo non piacerà ai cultori de made in Italy ed a quelli che credono ancora che certe primizie arrivino dalle nostre terre, siano prodotte, insomma, esclusivamente attraverso le tecniche e con i frutti dei nostro territori. La verità è tutt’altra, la verità è che niente è davvero ciò che sembra.

Striscia la notizia, nota trasmissione tv mediaset, indaga sulla vicenda, indaga sulla provenienza dei concentrati di pomodoro che abitualmente utilizziamo, indaga sulla natura di un sospetto che via via diviene sempre più fondato. Il tutto parte con un’intervista, datata 2018 a Jean Babtiste Malet, autore del noto libro “Rosso marcio”, una inchiesta altrettanto decisa e sconvolgente sui pomodori che quotidianamente arrivano sulle nostre tavole.

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Striscia la notizia scopre tutto: Jean Babtiste Malet e la sua inchiesta sui pomodori

“I cinesi per prendere il mercato soprattutto in Africa vendono questo prodotto che è pericoloso per la salute, un concentrato con additivi chimici. Un problema importante per la salute degli africani”, queste le scioccanti dichiarazioni di Jean Babtiste Malet, che la dicono lunga su quanto sia effettivamente complesso ed assolutamente conveniente questo sistema, che come sempre gioca sulla pelle del consumatore finale.

Nel servizio odierno Striscia la notizia, compie dei passi in avanti nella sua inchiesta, partendo però, dalle preziose informazioni ed indicazioni arrivate dal primo servizio, quello datato 2018.

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Giovanni De Angelis, direttore generale Anicav, Associazione di categoria che rappresenta le aziende che si occupano del pomodoro, all’epoca dichiarò, inoltre, quanto segue: “Noi in Italia importiamo 33mila tonnellate dalla Cina. L’85 per cento viene riesportato nei Paesi terzi e in Italia restano poco più di 4mila tonnellate rispetto ai 5 milioni e 300mila tonnellate processate nel nostro Paese”.