Ha destato particolare interesse la storia del gestore di un impianto di benzina, che si è ritrovato a dover fare i conti con dei furbetti del bonus cashback. Ecco cosa è successo.

Cashback
Pagamento cashless (Fonte foto: web)

Introdotto grazie alla legge di Bilancio 2020, il programma cashback ha attirato in poco tempo l’attenzione di un gran numero di persone. Tanti, infatti, sono gli italiani che hanno deciso di scaricare l’app IO ed iscriversi al programma, in modo tale da poter ottenere un rimborso del 10%, fino ad un massimo di 150 euro, per i pagamenti effettuati in modalità cashless, attraverso strumenti come ad esempio carte di credito o debito. Ma non solo, alla fine di ogni semestre, è previsto il super cashback, dal valore di 1500 euro, rivolto ai primi 100 mila utenti che avranno registrato il maggior numero di transazioni.

Proprio questo tipo di incentivo sembra spingere gli ormai noti furbetti del bonus cashback ad utilizzare dei trucchi, in modo tale da poter scalare la classifica. Una situazione che non passa di certo inosservata, soprattutto perché finisce per arrecare molti danni alle tasche degli esercenti. Lo sa bene il gestore di un impianto di benzina, che si è ritrovato di fronte a ben 22 scontrini, per soli 10 euro di carburante. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa è successo.

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Cashback, furbetti ancora in azione: 22 transazioni per 10 euro di carburante

Benzina truffa
Foto di IADE-Michoko da Pixabay

Introdotto al fine di contrastare l’evasione fiscale, il cashback ha dato il via ad una vera e propria corsa alle transazioni, culminata nel fenomeno degli ormai noti furbetti del bonus cashback. Una situazione che diventa sempre più diffusa, e che colpisce in particolar modo i distributori di benzina, dove riescono ad agire indisturbati di notte, grazie ai servizi self service. Lo sa bene Roberto Bardelli, gestore di un impianto ad Arezzo, che nei giorni scorsi si è ritrovato di fronte ben 22 scontrini per soli 10 euro di carburante.

Mini pagamenti, con importi pari ad esempio a 69 o 74 centesimi, effettuati con il chiaro intento di aumentare il numero delle transazioni e scalare la classifica del super cashback. Un caso, purtroppo, non isolato. Lo stesso Bardelli, infatti, così come si evince dal Corriere di Arezzo, ha affermato: “Una cattiva abitudine che sta aumentando tra i clienti che utilizzano il self service“.

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Per poi aggiungere: “Il caso più emblematico sono i 22 pagamenti consequenziali di appena un euro, ma l’ultimo episodio è di queste ore quando il self service ha registrato una serie di quattro pagamenti addirittura da 14, 16, 20 e 23 centesimi“. Un fenomeno, quello dei cosiddetti furbetti del bonus cashback, che finisce per incidere sulle tasche dei gestori, che si ritrovano a dover affrontare i costi delle commissioni, oltre che della carta degli stessi scontrini, che viene così inutilmente sprecata.