Prosegue il dibattito sull’impatto ambientale e finanziario sulle crypto. Ma gli enti preposti valutano anche il Bitcoin da un punto di vista fiscale.

Bitcoin
Foto di Pete Linforth da Pixabay

Sarà una questione lunga quella sul Bitcoin. Ma anche sulle criptovalute in generale. La tendenza vuole che il sistema finanziario debba tenerle in debito conto, considerando che grandi aziende hanno dato il loro assenso a ricevere pagamenti con questo metodo. Tuttavia, il dibattito è ancora piuttosto ampio e abbraccia diversi connotati non troppo positivi, come l’impatto ambientale o la questione della tracciabilità. Bisogna comunque dare atto al sistema delle crypto come notevolmente cresciuto, specie durante dalla pandemia. Una variabile da tenere in conto anche se non è detto possa rientrare nel discorso della rivoluzione del contante.

Nella giornata di ieri, Tesla ha confermato di avere iniziato ad accettare pagamenti tramite Bitcoin. Anche per questo la principale criptovaluta ha visto schizzare il proprio massimo giornaliero, toccando quota 57 mila dollari, anche se nelle ore successive il dato è stato rivisto con un 9% in meno circa. Comunque un buon risultato se si tiene conto che solo pochi giorni fa un must dell’imprenditoria mondiale come Bill Gates, aveva stigmatizzato il ricorso alle crypto, proprio facendo riferimento al loro impatto sulla sostenibilità globale. In sostanza, gli elementi presenti al momento non fanno gridare alla vera e propria rivoluzione.

LEGGI ANCHE >>> Bitcoin viaggia verso i 300 mila dollari ma poi rischia il tracollo: ecco perché

Di per sé, con tutti i fattori che abbiamo visto a influire sulla sua tenuta in ambito di mercato, Bitcoin continua a essere un titolo volatile. Anche perché, anche se probabilmente diventerà di qui a breve la moneta del futuro (anzi, la criptomoneta), non è un conio che può dirsi esentato dalla lente del Fisco. Gli enti preposti infatti, anche e soprattutto in virtù dell’incremento avuto nell’ultimo periodo, stanno tenendo d’occhio l’evolversi della situazione dal punto di vista fiscale. Specie perché, in merito al Bitcoin, c’è da risolvere il problema della tracciabilità.

Bitcoin, il volo di Icaro: come funziona con le tasse

Non sempre, infatti, la criptovaluta riesce a essere tracciata come i classici sistemi di pagamento, proprio perché uno strumento finanziariamente nuovo, scambiato peraltro con blockchain. A ogni modo, in quanto considerata una valuta a tutti gli effetti, le applicazioni tassative sono le solite. Fondamentale, tuttavia, che i Bitcoin vengano scambiati attraverso una banca tradizionale. In questo modo, infatti, in caso di plusvalenze verrà applicato il 26% di capital gain, che agirebbe così da sostituto d’imposta. Di fatto l’unico sistema per garantire una tracciabilità dei pagamenti, mancando anche una normativa di riferimento sia per la tutela dei rischi che per la regolamentazione fiscale.

LEGGI ANCHE >>> Oltre gli scetticismi: per diventare ricchi con Bitcoin basta poco

Resta il fatto che, stando anche a una sentenza del Tar del Lazio, l’aspirare a essere una valuta tradizionale impone una tassazione. Per la legge nostrana, ad esempio, gli investimenti vengono valutati come redditi finanziari prodotti con valuta estera. E si comporta di conseguenza.