Cassa integrazione: ecco perchè spesso vale di meno

Sempre più italiani alle prese con la cassa integrazione, ma sempre più spesso i conti non tornano alla fine del mese.

Cassa integrazione
Cassa integrazione (Adobe)

Il momento storico particolare impone la presa in considerazione di dinamiche che magari prima, nemmeno si conoscevano bene. Pochi, rapportati a quanti ne possiamo contare oggi, i lavoratori dipendenti costretti alla cassa integrazione. Troppe le attività ferme o che hanno visto in maniera consistente ridotto il proprio giro d’affari. La richiesta dell’ammortizzatore sociale per eccellenza, diventa, quindi, quasi obbligatoria per numerosi imprenditori.

Certo, molti imprenditori, magari quelli che nonostante la crisi economica hanno continuato a lavorare ed a guadagnare approfittano lo stesso della misura, per liberarsi, se cosi si può dire dall’impegno della retribuzione, o di parte di essa ai propri dipendenti, il che, chiaramente comporta un’ulteriore disponibilità di denaro. Quello che accomuna quasi tutti i lavoratori che in questo momento usufruiscono della cassa integrazione, è anche la sensazione di incertezza legata ad essa. La data di accredito, l’importo accreditato. Praticamente i due fattori più determinanti.

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Cassa integrazione: perchè i lavoratori non percepiscono l’intero importo

In linea di massima, l’importo della cassa integrazione dovrebbe essere pari all’80% della retribuzione netta, solita, del lavoratore. Il 20% non rappresenta certo un importo altissimo generalmente, ma in ogni caso, perdere anche una piccola parte del proprio stipendio può comportare un sacrificio non del tutto insignificante. Il motivo per il quale molti lavoratori non percepiscono quanto, teoricamente, dovuto, è tutto rinchiuso nel concetto dei massimali imposti dallo Stato.

Si considera, praticamente, una soglia di reddito, come dire necessario per poter vivere considerato il proprio precedente stipendio. Succede, quindi, che considerato il proprio stipendio, va considerata la cifra dello stesso una volta calcolata la quota di cassa integrazione spettante. Se questa cifra dovesse non rientrare nei massimali imposti, allora la cifra deve essere necessariamente ridotta. Un esempio pratico, prendiamo il caso di un lavoratore che percepisce 1.400 euro mensili la percentuale del 80%, in questo caso,  comporterebbe una entrata di 1.120 euro. Per il limite dei massimali l’integrazione salariale è fissata improrogabilmente a  998,18. La cassa integrazione equivale, quindi, in questo caso,  al 70% circa del reddito.