Un nome che annuncia tempesta. Huracan è un trojan bancario, in grado di agire da remoto e sfilarci da sotto il naso privacy e codici home banking.

Hacker Huracan Malware
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Huracan, un nome che agli appassionati di calcio ricondurrà immediatamente all’omonima squadra argentina, sorta nei barrios di Buenos Aires e cinque volte campione d’Argentina. Qui, però, il discorso è tutt’altro rispetto al pallone. Huracan è infatti il nome di un nuovo malware, a quanto pare già in vendita nel Dark Web e considerato l’evoluzione di Anubis, un altro trojan dall’oscura fama. Un’altra arma segreta che gli hacker avrebbero intenzione di usare non solo per provocare danni al nostro pc, ma anche per “bucarne” il sistema per appropriarsi indebitamente di codici e password.

L’obiettivo, manco a dirlo, sono le home banking. Quei servizi che ci consentono di effettuare operazioni online e che, naturalmente, diventano terra di frontiera per sempre nuove schiere di malintenzionati che puntano ai risparmi altrui per fare acquisti indebitamente, senza bisogno di andare a lavorare. Huracan in questo senso fa davvero paura, vista la potenza che gli esperti gli attribuiscono.

Del resto, anche gli stessi “acquirenti” sembrano essersi resi conto della sua efficacia, tanto che sul Dark Web, secondo alcune testate, girerebbe alla modica cifra di 1.000 dollari al mese o di 2.500 dollari tutti insieme, da pagare con intermediario. E senza diritto al rimborso, tanto per chiarire le cose fin dal principio. Una nuova arma d’assalto in mano ai pirati della rete, trovata su un forum frequentato dagli hacker da un team di ricercatori che monitora la sicurezza nel web.

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Arriva Huracan, il malware del Dark Web che spaventa le home banking

E anche il nome Huracan fa paura. Almeno quasi quanto Anubis. Si tratta infatti di un trojan, ovvero un malware ad altissimo potenziale e in grado di agire sui sistemi Android. Innumerevoli le azioni che, su un computer infettato, possono essere eseguite da remoto. Anzi, senza prodursi in elenchi, basti pensare che, qualora il malware infettasse il sistema operativo, sarebbe come se il nostro smartphone fosse in mani altrui. Non certo una bella prospettiva, considerando che avrebbe accesso praticamente a qualsiasi cosa.

L’obiettivo, però, è fondamentalmente uno: posizionarsi sotto la superficie per attaccare al momento giusto, ovvero quando l’ignaro possessore dello smartphone infetto accede al suo servizio di home banking, senza minimamente pensare di farlo alla presenza di un occhio indiscreto. Inutile dire che, in quel momento, sarà già troppo tardi: non appena verrà effettuato l’accesso, infatti, il virus registrerà i dati inviandoli al server di controllo. Lì saranno a disposizione degli hacker, per i quali a quel punto sarà un gioco da ragazzi effettuare l’ingresso e svuotare i conti altrui. Allerta massima.