Visti i numerosi casi delle ultime settimane sono al vaglio delle soluzioni per evitare che i furbetti del Super Cashback possano compiere ulteriori azioni scorrette

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La corsa al Super Cashback ha avuto diverse conseguenze, sia positive che negative. Infatti se da un lato ha comportato un aumento considerevoli di transazioni effettuate con carta e bancomat (riducendo e non poco l’evasione fiscale) dall’altra ha portato ad un fenomeno che sta diventando sempre più spiacevole.

La possibilità di rientrare tra i primi 100mila ed ottenere il maxi rimborso di 1500 euro ha portato le persone ad usare gli strumenti elettronici anche per transazioni bassissime e a più riprese. Questo però non favorisce gli esercenti che in diversi casi hanno dovuto fare i conti con situazioni alquanto incresciose.

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Super Cashback: le soluzioni anti “furbetti”

Basti pensare al caso del benzinaio in Emilia Romagna che si è ritrovato scontrini chilometrici a fronte di molteplici erogazioni ravvicinante dal valore medio di 0,17 centesimi di euro ciascuna. Così diventa insostenibile e per certi versi frustrante visto che oltre a non guadagnare, si rischia anche di rimetterci visti i costi fissi previsti per le commissioni. Per questo il Ministero delle Finanze sta cercando di correre immediatamente ai ripari.

Tra le vari ipotesi al vaglio, la prima consiste nel non conteggiare i micro-pagamenti, ovvero quelle di pochi centesimi o di conteggiarle fino ad un certo ammontare nell’arco di un semestre. Tabaccai e benzinai vorrebbero escludere dal conteggio gli acquisti inferiori ad 1 euro. 

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di non calcolare le operazioni presso lo stesso negozio fatte in un breve lasso di tempo. Al contempo si potrebbe istituire anche un tetto massimo di transazioni nel medesimo esercizio nell’arco di una giornata. Questo eviterebbe senz’altro le situazioni spiacevoli di cui sono vittime soprattutto i benzinai. Va bene la novità e il fine nobile. Ciò però non deve comportare che le conseguenze ricadano sui gestori delle attività che hanno già ampiamente pagato dazio in quest’ultimo anno.