Al termine delle feste natalizie saranno presi dei nuovi provvedimenti per fronteggiare l’emergenza covid. Cosa ci aspetta all’orizzonte? Ecco i possibili scenari

Covid

Le festività natalizie sono ancora nel pieno del loro svolgimento, eppure gli italiani sono già concentrati su ciò che accadrà una volta che queste finiranno. Dal 7 gennaio in poi infatti verranno presi nuovi provvedimenti volti a contrastare l’avanzare del coronavirus.

Al momento non ci sono ancora riscontri ufficiali su ciò che ci aspetta all’inizio dell’anno nuovo. Le possibilità sono molteplici. Sembra infatti che possa essere confermato il sistema di suddivisione delle regioni in zone (rosse, arancioni o gialle) a seconda della gravità della situazione.

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Covid, spostamenti, scuole e smart working: ecco cosa ci aspetta

Ci sono aree in cui in base all’indice di trasmissibilità non promette affatto bene, come ad esempio Emilia Romagna, Molise, Valle D’Aosta e Provincia autonoma di Trento. Altre sono già catalogate al alto rischio (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto).

Bisognerà però fare un’istantanea a cavallo dell’Epifania per capire come agire, anche se le Regioni hanno la facoltà di adottare provvedimenti restrittivi di carattere locale. Andando invece nello specifico delle attività che saranno concesse, il trend sembra essere quello adottato con il Decreto Ristori.

Dunque, anche dopo il 15 gennaio potrebbero rimanere chiuse palestre, cinema e teatri. Sarà decisivo capire l’andamento della curva dei contagi dopo il 7 gennaio per poter prendere una decisione definitiva in tal senso. Anche a livello politico c’è contrasto sotto questo punto di vista. Boccia e Speranza rimangono piuttosto rigidi, mentre il ministro dello Sport Spadafora si è detto più ottimista sulla riapertura di piscine, palestre e centri di danza (seppur con diverse limitazioni) entro la fine di gennaio.

E la scuola? L’obiettivo è quello di consentire al 50% degli alunni del Bel Paese di tornare tra i banchi a partire dal 7 gennaio per poi arrivare progressivamente al 75% con aperture differenziate dei vari istituti. Naturalmente anche in questo caso esiste una fazione scettica. Di questa fanno parte anche diversi presidi.

In generale molto dipenderà dalla possibile proroga dello stato di emergenza che scadrà il 31 gennaio. Nel caso in cui venga prolungata il Governo potrà continuare ad adottare misure contenitive volte a tutelare la salute dei cittadini. In questo caso si potrebbe proseguire tranquillamente con lo smart working. I datori di lavoro potrebbero decidere in maniera unilaterale se adottare o meno questa soluzione.