Malattie gastriche: 7 casi in cui l’Inps riconosce un assegno mensile

L’Inps riconosce l’invalidità anche per le malattie legate all’apparato digerente, in aumento fra la popolazione. Quando si potrà richiedere la pensione.

Quando si parla di pensione di invalidità è sempre bene analizzare a fondo la questione. Non sempre, infatti, una determinata patologia consente gli stessi diritti a chi ne soffre.

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Il punto è che, spesso, una malattia si presenta in forme differenti o, comunque, in tipologie differenti fra loro. Altre volte, semplicemente solo alcune di queste, pur connesse a una medesima zona del corpo umano, danno diritto al riconoscimento dell’invalidità e di tutte le agevolazioni che comporta. Alcune tipologie di diabete, ad esempio, consentono l’accesso al 100% di invalidità, altre a percentuali minori. Per l’apparato intestinale, invece, possono essere inquadrate almeno sette patologie che danno a chi ne soffre la possibilità di accedere a una pensione ad hoc. I disturbi dell’apparato digerente, dal reflusso alle gastriti fino ad arrivare alle ulcere, sono spesso accompagnati da sintomatologie particolarmente dolorose e, se non presi per tempo, possono portare a conseguenze anche più gravi.

Si tratta peraltro di malattie in largo aumento fra la popolazione italiana. Con un’incidenza conseguentemente maggiore e relativa a diverse fasce di età, sia fra gli uomini che fra le donne. E’ chiaro che soffrire una patologia legata allo stomaco, piuttosto che all’intestino, possa compromettere seriamente le proprie attività quotidiane, incluse quelle lavorative. Questo perché ognuno degli organi connessi all’apparato svolge una funzione fondamentale per l’organismo e se qualcosa non funzionasse a dovere niente sarebbe semplice, nemmeno le attività più basilari. A questo proposito, l’Inps ha disposto l’accesso alla pensione di invalidità per sette patologie gastriche.

Patologie gastriche, quali danno diritto alla pensione d’invalidità

Un numero piuttosto ampio, configurato dalle tabelle dell’Istituto di previdenza sociale e che dimostra quanta considerazione goda l’apparato digerente in ambito sanitario. L’Inps potrebbe riconoscere quindi al richiedente lo status di invalidità, previo accertamento medico che attesti in modo incontrovertibile la presenza e l’incidenza di tali patologie. Al termine degli esami, al lavoratore verrà attribuita una percentuale di invalidità in base alla compromissione del proprio stato di salute. Più o meno evidente a seconda della malattia. Le sette riconosciute come limitanti sono tutte piuttosto comuni e alcune di queste possono concedere un’invalidità fino al 100%. E’ il caso, ad esempio, della stenosi esofagea con ostruzione serrata, per la quale possono rendersi necessari interventi chirurgici come la gastrostomia o la enterostomia.

Altre patologie che danno diritto potenzialmente al 100% sono la cirrosi epatica di classe C (per i casi meno gravi non si scende comunque sotto l’80%), il trapianto di fegato o di intestino con eventuali complicanze e le malattie infiammatorie croniche intestinali di III e IV classe (con un minimo del 61%). Sono comprese nel quadro Inps anche la stenosi esofagea con alimentazione liquida continua (invalidità fra il 71% e l’80%), la cirrosi epatica di classe B (61%-80%) e la sindrome di malassorbimento enterogeno da patologia pancreatica o intestinale stenotica. In questo caso, la percentuale non scende sotto il 61% e può arrivare al massimo all’80%. Non bisogna dimenticare, però, che la pensione di invalidità scatterebbe solo in caso di percentuali superiori al 74%.

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