Cashback sanitario, una realtà sempre più vicina: soldi subito, come funziona

Il cashback sanitario è stato approvato dalla Camera ed ora è al vaglio del Senato. Scopriamo come dovrebbe funzionare la misura attesa per il 2023.

Pochi mesi ci separano dal cashback sanitario e dalla possibilità di non attendere la dichiarazione dei redditi per avere indietro i soldi.

cashback sanitario
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Ad oggi per recuperare parte delle spese sanitarie occorre attendere la dichiarazione dei redditi con la compilazione del modello 730. Solo in questa occasione si potranno, infatti, portare in detrazioni fatture e ricevute per tutti i pagamenti sanitari (visite, analisi, ecografie…) effettuati nel corso dell’anno precedente. Ebbene, dal 2023 le modalità di rimborso potrebbero cambiare se anche il Senato approverà il cashback sanitario. Per ora la misura ha ottenuto l’approvazione della Camera con 322 voti a favore, 43 contrari e 5 astenuti. Si attende un risultato analogo per l’altro organo parlamentare.

Cashback sanitario, come funziona la nuova modalità di sgravio fiscale

L’obiettivo è rendere il rimborso delle spese sanitarie immediato. Grazie al cashback sanitario potrebbe essere introdotto un sistema che soddisfa l’intento rappresentando un’ottima opportunità per i contribuenti. Questi, infatti, non dovranno più attendere un anno per poter recuperare lo sgravio fiscale ma recupereranno la somma spettanti immediatamente con erogazione sul conto corrente. La detrazione del 19%, dunque, si otterrà subito dopo il pagamento. Condizione necessaria è effettuare il versamento con un mezzo elettronico tracciabile. Il contribuente non dovrà far altro che comunicare le proprie intenzioni al farmacista o al referente per accedere al cashback sanitario.

La riforma fiscale non finisce qui

Il cashback sanitario è una delle tante misure inserite nella riforma fiscale in atto. Tra i riferimento più noti citiamo la mensilizzazione per i lavoratori autonomi del pagamento delle tasse andando oltre al sistema attuale di saldo e acconto, la tassazione dei redditi da capitale e da lavoro sulla base di due aliquote e la compartecipazione al Fisco locale del gettito che deriva dai lavoratori con regime forfettario dopo la sparizione dell’Irap e senza aggravi di prelievo.

Diverse, poi, le proposte che giungono da alcuni partiti tra cui l’estensione del regime forfettario fino a 100 mila euro superando l’attuale 15% applicato ad un massimo di 65 mila euro di ricavi. L’idea della Lega potrebbe essere raggiunta con un compromesso ossia l’estensione a 80 mila euro con aliquota al 20%. La speranza dei contribuenti è che nessun piano della riforma fiscale comporti un aumento della pressione fiscale.

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