Riforma fiscale, c’è chi ci rimette: ecco quali redditi masticano amaro

La variazione delle aliquote premia i redditi medio-alti. A quelli da 50 mila euro in su, però, la riforma fiscale fa perdere terreno sulle detrazioni.

 

La revisione delle aliquote Irpef premia i redditi medio-alti. Eppure, in un quadro riformativo sul piano fiscale, la ripartizione sembra creare qualche disparità.

Tasse riforma fiscale
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L’abbassamento del numero degli scaglioni Irpef non ha mancato di lasciare qualche fascia reddituale con l’amaro in bocca. Se per quelle più basse sostanzialmente cambia poco o nulla, per quelle più alte si va a registrare una parziale perdita. Si parla dei redditi fra 50 mila e 60 mila euro, ovvero quelli più in grado di tamponare un eventuale svantaggio dal punto di vista fiscale. L’aliquota Irpef del quarto scaglione è rimasta al 43%, abbracciando però un gruppo reddituale più ampio. Includendo, di fatto, quei redditi per i quali figurava prima un’aliquota del 38%, ossia quelli compresi fra 28 mila e 55 mila euro. Per quelli compresi fra 55 mila e 75 mila euro, invece,  Ora, invece, la revisione ha portato tutto su uno stesso piano a partire dai 50 mila.

Con un effetto preciso. Chi percepisce redditi stimati sui 60 mila euro, infatti, risparmia circa 600 euro in virtù dei dettami della riforma fiscale. Appena 300, invece, quelli recuperati dai redditi sopra i 75 mila euro. Un cambiamento apportato già a partire dall’1 gennaio, con la prima fase di una riforma del sistema che, probabilmente, andrà a imprimere cambiamenti anche più ampi. Il piano della tassazione si è già di per sé modificato tramite la revisione delle aliquote Irpef e quella conseguente delle detrazioni, sia per i redditi da lavoro che derivati da un trattamento pensionistico. L’incidenza sui vari scaglioni è stata diversa. Anche perché, se una delle aliquote è scomparsa del tutto (quella del 41%), altre si sono modificate, portando con sé tutti i calcoli derivanti.

Riforma fiscale, cosa cambia con la revisione delle aliquote

Fino al 31 dicembre 2021, la ripartizione delle aliquote Irpef prevedeva cinque scaglioni. Nello specifico, una del 23% per redditi inferiori a 15 mila euro; quindi un 38% per redditi compresi tra 28 mila e 55 mila euro, 41% per quelli fra 55 mila e 75 mila euro e, infine, 43% per i redditi superiori ai 75 mila. La riforma fiscale ha depennato quella del 41% e lasciato immutata unicamente quella per i redditi più bassi. Quelli fra 15 mila e 28 mila euro, ad esempio, viaggiano ora su un’aliquota del 25%, mentre quelli fra 28 mila e 50 mila del 35%. Dai 50 mila in su, tutti i redditi avranno a che fare con un’aliquota del 43%. A modificarsi è anche la detrazione: i redditi fino a 15 mila euro, ad esempio, toccano 1.880 euro. Quelli compresi fra 15 mila e 28 mila calcolano la propria detrazione sommando a 1.910 il prodotto generato da 1.190 e la differenza fra 28 mila e il reddito complessivo, diviso 13 mila.

La riforma fiscale impatta, chiaramente, sui redditi più alti. Lasciando sostanzialmente invariate aliquote e detrazioni per le fasce più base. I redditi superiori alla fascia 50-60 mila euro, dovranno fare i conti con risparmi minimi rispetto a quelli meno consistenti. Le modifiche interessano perlopiù la fascia centrale, ovvero quella dei redditi medi (secondo e terzo scaglione), per la quale l’aliquota scende e la detrazione sale. In pratica, i veri beneficiari della riforma fiscale sono i redditi fra 40 mila e 50 mila euro, per i quali i risparmi possono arrivare anche a 920 euro. Dai 50 mila in su le cose si fanno più complicate. Il quarto scaglione prevede un’aliquota del 43%, abbracciando coloro che prima beneficiavano di una al 38%. Ne consegue che il risparmiosi riduce a fronte di un’aliquota che sale.