Stop al Reddito di Cittadinanza? Alcuni lavori non si farebbero lo stesso

Il pressing per la rimozione del Reddito di Cittadinanza non cambia il discorso per alcuni settori. Determinati lavori si troverebbero comunque in difficoltà.

 

Mai come negli ultimi giorni si è parlato di una possibile rimozione del Reddito di Cittadinanza. Anche se, a conti fatti, si tratta dell’unica vera misura contro il rischio povertà.

Lavori rifiutati
Foto da Pixabay

Il problema, secondo gli esponenti di alcuni settori, sarebbe la scarsa propensione al rischio dei lavoratori. O meglio, una sorta di appagamento nel percepire la misura rispetto a un impiego a termine. Un’affermazione quantomeno discutibile, specie se si pensa ad alcune lacune contrattuali che molti lavoratori hanno riscontrato anche in ambiti-motore dell’economia italiana. Il che, in molte circostanze, ha reso gli aspiranti candidati più consapevoli su alcuni rischi. Difficilmente, infatti, a fronte di un’offerta congrua si rifiuterebbe di mettersi in gioco, perlomeno a una certa età. Da più giovani, infatti, la propensione a maturare esperienze anche meno retribuite è più elevata.

Certo, nulla è gratis. Quindi la retribuzione è sempre il requisito base. Senza contare che il Reddito di Cittadinanza, per quanto sia d’aiuto, difficilmente è in grado di sostituire totalmente uno stipendio. Detto questo, è vero che esistono delle mansioni tutt’altro che popolari. Anzi, che un lavoratore pare si rifiuterebbe di fare anche se una misura come il RdC (che peraltro è attiva in forme simili già da tempo in altri Paesi europei) non esistesse. Il motivo è semplice. Anzi, per la verità sono due le ragioni: mutazione del mondo del lavoro in senso generale e uno squilibrio abbastanza evidente tra domanda e offerta in alcuni settori. Anche alcuni che, in passato, erano fra i più gettonati, specie dai più giovani.

Stop al Reddito di Cittadinanza? Alcuni lavori sono rifiutati per altre ragioni

La prima motivazione è abbastanza evidente. La mutazione della società ha portato sempre più professionisti a sposare la causa del digitale. In sostanza, a parità di condizioni, un giovane sarebbe disposto a rinunciare a un impiego a termine per investire in questa direzione. Senza contare che, in molti casi, impieghi di questo genere non garantirebbero effettivamente una stabilità futura, tranne che in alcuni casi. Anche per questo la prospettiva di un guadagno tutto sommato discreto non attrae quanto quella di un impiego sul lungo periodo. Inoltre, come si diceva, in alcuni settori è evidente il gap tra domanda e offerta. E qui si sconfina in una problematica di tipo strutturale, legata ad ambiti quali la ricettività e la ristorazione, che più di tutti hanno lamentato la mancanza di personale.

Non si tratta tanto di retribuzioni scarse, quindi. Anzi, in una buona maggioranza dei casi le offerte di lavoro sarebbero anche attraenti. Il problema è la reale mancanza di personale esperto o predisposto a riempire quel determinato settore. Nei due casi presi a esempio, l’offerta è aumentata fino a superare la domanda. La crescita di entrambi ha fatto sì che, alla fine, non ci fossero abbastanza persone (a livello numerico) in grado di riempire le caselle. E questo impatta anche sul discorso della concorrenza, favorendo strutture che permettono impieghi più stabili. In sostanza, un referendum per l’eliminazione del RdC servirebbe a poco. Più saggio sarebbe ripensare il mercato del lavoro (e dei lavori) e, soprattutto, offrire ai più giovani delle prospettive di crescita reali. Un discorso che, chiaramente, ha radici ben lontane dai due anni di pandemia.