Malattia e stipendio: quanti soldi si perdono in busta paga

L’indennità di malattia comporta una riduzione dello stipendio. A quanto ammontano i soldi persi in busta paga quando non si può lavorare?

I dipendenti privati perdono somme rilevanti in busta paga nei primi venti giorni di malattia. Scopriamo cosa stabilisce la normativa.

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I lavoratori dipendenti pur trovandosi in malattia ricevono ugualmente la retribuzione mensile ma decurtata. Lo stipendio di riferimento per il calcolo dell’indennità di malattia è quello del mese scaduto precedente all’inizio del periodo di malattia. Il vantaggio per i dipendenti è palese rispetto ad un lavoratore autonomo che se non lavora non ottiene retribuzione ma occorre sapere che ci sono delle limitazioni da considerare. La busta paga risulterà decisamente più leggera dato che la modalità di pagamento in malattia è differente da quella abituale.

Malattia e stipendio, i dettagli

Nel periodo di malattia spetta un’indennità giornaliera a partire dal 4° giorno con riferimento alla data presente dichiarata dal lavoratore di inizio della malattia e riportata sul certificato medico. Per i primi tre giorni, dunque, non è previsto alcun indennizzo INPS ma i contratti del lavoro stabiliscono che sia il datore di lavoro a farsi carico del pagamento del trattamento economico definito da contratto. Alcuni lavori fanno eccezione e l’intero versamento delle indennità giornaliere sarà a carico del datore di lavoro. Le tabelle INPS di riferimento individuano il settore lavorativo, l’indennità INPS e il trattamento a carico del datore di lavoro per consentire di conoscere chi paga la malattia.

Per quanto riguarda il numero massimo di pagamento dei giorni di malattia, poi, l’INPS ha fissato dei limiti differenziando i dipendenti con contratto a tempo indeterminati dai lavoratori con contratto a tempo determinato. I primi potranno usufruire dell’indennità fino a 180 giorni in un anno solare; i secondi godranno dell’indennità per un periodo inferiore a quello dell’attività lavorativa svolta nei dodici mesi precedenti alla richiesta di malattia (il limite massimo rimane 180 giorni). Rimangono fuori dall’obbligo della soglia massima i periodi di paternità e maternità, la malattia per uno stato di gravidanza, per l’infortunio sul lavoro o professionale e la malattia causata da terzi.

Il calcolo dell’indennità di malattia giornaliera

Sulla base della retribuzione del dipendente l’INPS stabilisce l’importo dell’indennità di malattia. Altre variabili sono la durata della malattia e la qualifica del lavoratore. Il calcolo fa riferimento ad una percentuale della retribuzione media giornaliera (su base lorda percepita nel mese precedente alla malattia) moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili nel periodo di malattia. Con il termine “retribuzione” viene intesa la base imponibile previdenziale ossia la somma su cui vengono calcolati i contributi INPS.

Generalizzando il calcolo è possibile stimare per alcuni lavoratori una perdita mensile del 50% durante il periodo di malattia se dipendenti privati. La misura effettiva si potrà conoscere unicamente facendo riferimento al CCNL di riferimento.