Reversibilità, la pensione da nonno a nipote: ecco le direttive

La reversibilità vale tra nonno e nipote? Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i dubbi sul trattamento economico.

La pensione di reversibilità cambia e amplia la platea dei beneficiari. A chi spetta l’assegno pensionistico in caso di morte del titolare?

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L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale eroga il trattamento economico di reversibilità ai familiari di un pensionato deceduto al verificarsi di specifiche condizioni. Gli “eredi” della pensione sono stati definiti dalla Corte di Cassazione e da varie sentenze dei Tribunali. Nel tempo la platea dei beneficiari della reversibilità si è allargata dando modo a diversi parenti – non solo al coniuge – di ereditare l’assegno pensionistico della persona deceduta. Tra i destinatari di una quota della pensione rientrano anche i nipoti purché a carico, anche se maggiorenni.

Cosa succede in caso di decesso del pensionato

Una parte della pensione percepita dal pensionato defunto può passare ai nipoti minorenni o maggiorenni, a carico, anche se non conviventi. Sarà necessario, però, che vengano rispettate specifiche condizioni. In generale, la pensione di reversibilità spetta al coniuge, alla persona con cui aveva contratto un’unione civile, al coniuge separato e al coniuge divorziato a condizione che sia percettore di assegno divorzile e che non sia convolato nuovamente a nozze. Per la convivenza di fatto, invece, sarà necessario la presenza di un testamento per poter accordare la pensione di reversibilità.

Ai figli, poi, spettano altre quote della pensione sia che si tratti di minorenni, invalidi maggiorenni, studenti maggiorenni a carico del pensionato. Ciò significa che il familiare superstite per ottenere la pensione di reversibilità dovrà essere in condizione di non autosufficienza economica e di mantenimento abituale. In base alla parentela spetterà una precisa percentuale della quota di pensione – ad esempio al coniuge il 60%, ad un genitore il 15% e a due figli l’80%.

Reversibilità, da nonno a nipote: le sentenze

Nel momento in cui il pensionato non lascia moglie (o marito) né figli oppure nel caso in cui questi non avessero diritto alla reversibilità, l’assegno può spettare ai genitori se ancora in vita, ai fratelli celibi o sorelle nubili e, infine, ai nipoti sia minorenni che maggiorenni. Condizione necessaria è che siano orfani dei genitori, inabili al lavoro e che risultino a carico del pensionato prima del decesso.

La maggiore età, secondo la Cassazione, non esclude la possibilità di ottenere la reversibilità qualora il nipote risultasse essere inabile al lavoro. La Legge si è modificata nel tempo per poter aggiungere tale direttiva alla normativa. Fino a pochi anni fa, infatti, i nipoti maggiorenni anche se incapaci di intendere e volere e orfani di genitori non rientravano tra gli eredi della pensione del nonno (Sentenza della Corte d’Appello di Napoli). La platea si è pian piano allargata coinvolgendo prima i nipoti minorenni a carico e, oggi, anche quelli maggiorenni mettendo fine a quello che la Corte Costituzionale ha definito come un atto illogico e ingiustamente discriminatorio.