Truffa buono spesa: come riconoscerla e distinguerla dalle promozioni reali

La truffa buono spesa è sempre più in auge in rete. Ecco quale grande marchio è coinvolto e cosa bisogna fare per evitare di cadere nella trappola

Attenzione a Whatsapp, email e social network, potenziali fonti attraverso cui i criminali solitamente cercano di adescare le loro prede.

Truffa buono spesa
Fonte Adobe Stock

Ormai da qualche tempo sul web si sta diffondendo una truffa che sfrutta il nome di un importante catena di supermercati in Italia, ovvero Esselunga. Gli hacker stanno cavalcando l’onda del 65esimo compleanno dell’azienda per cercare di raggirare i consumatori.

In pratica hanno diffuso la notizia di un buono sconto da 500 euro (in alcuni casi anche da 1000 euro) creato ad hoc per l’occasione. Quindi è bene comprendere come riconoscere questa losca tecnica truffaldina e riuscire a capire quali invece sono le promozioni realmente esistenti.

Truffa buono spesa: come distinguere i buoni fake dalle promozioni reali

A segnalare i movimenti sospetti è stata la stessa azienda attraverso un comunicato in cui ha spiegato che i malintenzionati stanno usando praticamente tutti i canali online, da Whatsapp passando per Telegram fino ad arrivare a email ed SMS. 

L’inganno sta nel dover compilare un questionario e la successiva richiesta di dati di una carta di pagamento per coprire le spese di spedizione. Ed è questo il momento in cui purtroppo i truffatori fanno il loro corso, completando quella che nel gergo tecnico è stata ribattezzata come la tecnica del phishing. Di fatto svuotano il conto della malcapitata vittima, che oltre ad non ottenere nessun buono, perde anche i propri risparmi.

I suggerimenti utili per cercare di evitare il raggiro

Per cercare di arginare il nemico in partenza è bene seguire una serie di suggerimenti piuttosto efficaci, che una volta assimilati possono giocare un ruolo determinante. Ad esempio le minacce di chiusura di un account o un servizio online sono chiari segnali che c’è qualcosa che non va. Stesso dicasi per la promessa di premi di valore troppo elevato (quale supermercato elargisce a così tanti clienti un buono da 500 euro), comunicazioni di vincite o le richieste di donazioni.

Attenzione alla struttura grammaticali di questi messaggi. Gli errori (per non definirli orrori) non sono solo un insulto alla lingua italiana, bensì anche il segnale che dietro c’è quasi sicuramente qualcuno di poco raccomandabile.