Controlli serrati sui conti correnti: “mai eliminare le prove”

I controlli sui conti correnti dei contribuenti diventeranno sempre più serrati. La Corte di Cassazione ha preso una decisione.

Le entrate di grossa entità devono essere giustificate non solo da imprese e professionisti ma anche dagli impiegati piccoli contribuenti.

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La lotta al lavoro in nero passa da una stretta dei controlli del Fisco sugli impiegati, o meglio, sui conti correnti di questi contribuenti. I movimenti bancari e postali sono da tempo sono continuo monitoraggio dell’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo è di ridurre il più possibile l’evasione fiscale nonché il riciclaggio di denaro e per farlo il Fisco ha la necessità di osservare costantemente entrate e uscite di soldi, bonifici, discrepanze tra quanto dichiarato e le spese sostenute. I versamenti di denaro sui conti correnti degli impiegati – se non giustificabili – risultano essere frutto di lavoro in nero agli occhi dell’Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, sono perseguibili con verifiche e sanzioni. Una brutta notizia, dunque, per lavoratori dipendenti pubblici e privati che vanno ad affiancarsi ad altre categorie nel mirino del Fisco, autonomi e imprenditori.

Controlli sui conti correnti, come tutelarsi dal Fisco

Se il Fisco chiama, il contribuente deve rispondere. Nel caso in cui ad un impiegato venga richiesto il motivo alla base di una ingente entrata di denaro, il dipendente dovrà rispondere avvalendosi di prove certe legate alla provenienza dei soldi per escludere qualsiasi traffico illegale. Ciò significa che il lavoratore privato o pubblico ha l’obbligo di giustificare i movimenti sospetti sul proprio conto corrente, identificati come tali in seguito ad accurati controlli.

Entrando ancor più nello specifico, spetta al dipendente dimostrare di aver tenuto conto dei soldi nella dichiarazione dei redditi oppure palesare come le somme entrate non siano riferibili ad operazioni imponibili. La provenienza di ogni singolo versamento dovrà essere chiara e inconfutabile per non rischiare pesanti sanzioni.

Mai eliminare le prove

Il Garante della Privacy ha autorizzato l’Agenzia delle Entrate ad aumentare i controlli sui contribuenti e ad utilizzare algoritmi e particolari strumenti tecnologici volti all’identificazioni di movimenti dubbi. I sistemi utilizzati dovranno proteggere la riservatezza dei cittadini evitando che i trasgressori possano essere identificati direttamente dai database delle agenzie coinvolti nei controlli. Soddisfatta questa condizione, il Fisco ha la libertà di controllare non solo i conti correnti dei cittadini ma anche le carte di credito, le prepagate, ogni singola spesa effettuata. L’ente sa anche quanti soldi abbiamo in casa e controlla che non vengano utilizzati per traffici poco legali.

Per dieci anni l’Agenzia delle Entrate controllerà i documenti con i dati dei contribuenti; un lungo lasso di tempo in cui ad avere paura non dovranno essere solamente i furbi evasori fiscali ma anche i piccoli contribuenti che possono inconsapevolmente commettere degli errori.