Il datore di lavoro non paga? Fai vertenza, ma attenzione al sindacato

La vertenza al datore di lavoro serve a trovare tutela contro la violazione dei propri diritti di lavoratore: la procedura da seguire passo dopo passo.

La vertenza al datore di lavoro è un utile strumento che ogni lavoratore subordinato può sfruttare al fine di far cessare la condotta inadempiente del datore di lavoro.

Contratto indeterminato e vertenza
Contratto indeterminato oggi: le leggi

I contratti di lavoro e i rapporti di lavoro implicano il rispetto di una serie di obblighi, gravanti sia sul singolo lavoratore che sul datore di lavoro. Come ci indicano i casi raccontati nella cronaca quotidiana, sono purtroppo molte le situazioni pratiche in cui detti obblighi non vengono rispettati da parte dell’azienda, conducendo a violazioni di vario tipo. Esse sono di assoluto rilievo sul fronte della tutela della salute dei dipendenti, sul fronte fiscale e talvolta anche sul fronte penale.

Ebbene, le norme di legge vigenti intendono tutelare il lavoratore contro dette violazioni: tra gli strumenti in mano al dipendente, vi è la cd. vertenza al datore di lavoro, ossia l’argomento principale del nostro articolo.

Appare significativo parlarne in quanto si tratta di un pratico meccanismo che, alternativamente al supporto dell’avvocato, potrà consentire al lavoratore interessato di agire contro il datore di lavoro o azienda, a condizione di essersi previamente iscritti ad un sindacato (cd. tesseramento).

Di seguito intendiamo dare tutte le informazioni rilevanti sul tema, onde sgomberare il campo da ogni possibile dubbio e schiarire le idee al lavoratore, che teme o ha certezza di aver subito una violazione dei propri diritti di lavoratore.

Vertenza al datore di lavoro: le fonti normative

In virtù della corretta interpretazione della legge, il lavoratore può ottenere giustizia in varie situazioni assai complesse e che sono in grado di ledere i suoi diritti, riconosciuti dalla legge, dal CCNL e dal contratto individuale di lavoro.

Proprio i contratti di lavoro si stipulano in forma scritta, in quanto in essi si trovano termini e condizioni, che ambo le parti interessate sono tenute a rispettare per tutta la durata del rapporto stesso. Anzi rispettare le relative disposizioni serve per evitare delle eventuali controversie in tribunale.

D’altronde, le norme di legge e le disposizioni della contrattazione collettiva attribuiscono al lavoratore una serie di diritti e di tutele che non possono essere derogate in senso peggiorativo da parte del contratto individuale di lavoro. Pensiamo alla tutela contro il licenziamento illegittimo, alla disciplina delle mansioni e del trasferimento, al diritto alle ferie, alla tutela in caso di malattia ecc.

Da parte sua, il dipendente ha l’obbligo di seguire le linee guida e le richieste del proprio datore di lavoro, e quest’ultimo ha il dovere di non pregiudicare in alcun modo la figura professionale, morale, etica e psicologica del proprio dipendente.

D’altronde, il lavoro – diritto citato anche nella Costituzione italiana – è regolato da specifiche disposizioni mirate a tutelare ogni singolo soggetto.

Vertenza di lavoro: di che si tratta?

Chiunque abbia un qualsiasi problema con il datore di lavoro e ritenga di essere stato leso nei propri diritti, deve ricordare che prima di rivolgersi ad uno studio legale e dunque prima di fare causa all’azienda, può usare lo strumento di garanzia rappresentato dalla vertenza sindacale.

La vertenza sindacale, o vertenza di lavoro, è di fatto una denuncia vera e propria, che consentirà di evidenziare quali sono stati i diritti ingiustamente lesi da parte del datore di lavoro. Si tratta insomma di una contestazione, presentata dal lavoratore contro il datore di lavoro.

Detto strumento va utilizzato dal lavoratore quando il datore di lavoro non rispetta o pregiudica un suo diritto, contravvenendo alla legge o al contratto collettivo applicato al suo settore.

Potenzialmente la vertenza in oggetto può tutelare una vastissima platea di lavoratori sottopagati, sfruttati, costretti ad un lavoro in nero, senza stipendio o senza contributi regolarmente versati.

Il ruolo chiave del sindacato nella vertenza di lavoro

Abbiamo accennato al fatto che per fare una vertenza sindacale, occorre rivolgersi al sindacato. Ma che cosa si intende esattamente con quest’ultimo termine? Ebbene, un sindacato è tecnicamente quell’organizzazione sorta al fine di tutelare i diritti dei lavoratori, attraverso rappresentanti interni e aziendali.

Il ruolo del sindacato implica di incidere su quelle che saranno le nuove caratteristiche del contratto collettivo di categoria, in modo che sia il più possibile a tutela del lavoratore subordinato. Non solo. Un sindacato è tenuto altresì a promuovere azioni collettive e individuali, laddove i diritti dei lavoratori non siano rispettati.

Non possiamo non ricordare che se è vero che in linea di massima il sindacato tutela tutti, sia gli iscritti che i non iscritti in caso di partecipazione alla formazione dei contratti collettivi, è altrettanto vero che se si intende avanzare una vertenza al datore di lavoro essere tesserati è un presupposto. Questo è un dettaglio che va assolutamente ricordato.

L’iscrizione al sindacato

Se ci si chiede come fare ad iscriversi ad un sindacato, la risposta è molto semplice. Occorre fare domanda ad hoc, e versare la relativa quota associativa di base per il rilascio della tessera, oltre ad una quota sindacale periodica che è trattenuta dalla busta paga in modo diretto.

Per quanto attiene alla vertenza sindacale in sé e ai costi collegati per l’iter, la prassi ci indica che il dipendente tesserato può anche scegliere di mettersi d’accordo con il sindacato stesso, per riconoscergli una percentuale sulla cifra complessivamente spettante. Per questa via sarà così possibile remunerare l’organizzazione per l’assistenza fornita, anche tramite le figure legali che collaborano al suo interno.

In quanto ciascun sindacato ha al suo interno varie categorie – ognuna a tutela dei lavoratori di un certo settore produttivo, e ognuna col suo segretario e i suoi funzionari – per effettuare vertenza sindacale al datore di lavoro, sarà opportuno:

  • Rivolgersi ad uno dei funzionari di riferimento all’interno della propria categoria;
  • Alternativamente, rivolgersi all’ufficio vertenze legali, sorto al fine di dare assistenza a tutti i settori produttivi. Detto ufficio avrà il compito di indirizzare il lavoratore alla sua corretta categoria interna.

Economicità, praticità e opportunità dello strumento

Lo abbiamo detto in precedenza: anziché rivolgersi ad un avvocato e dunque senza scegliere le vie legali, il lavoratore subordinato può invece optare per la vertenza sindacale.

Si tratta di un’operazione decisamente meno costosa, in particolare se è in gioco il recupero di un credito di ridotto ammontare o la volontà di far valere un diritto in quanto, ad esempio, il datore di lavoro non consente di usufruire delle ferie dovute per legge.

La vertenza è utile per una pluralità di situazioni pratiche che possono verificarsi con rischi di danno per il lavoratore: pensiamo ancora al caso – di certo non poco diffuso – del mancato pagamento delle ore straordinarie lavorate.

Pertanto ribadiamo per chiarezza che la vertenza sindacale, o vertenza di lavoro, consiste in un mezzo nelle mani del dipendente che – in ipotesi in cui il datore di lavoro non rispetti i suoi diritti, non paghi la retribuzione dovuta come corrispettivo per il lavoro svolto, o tenga una condotta opposta a quanto disciplinato dalla legge o dal contratto collettivo – consente di agire contro lo stesso, per veder finalmente rispettati i propri diritti.

Quando fare la vertenza di lavoro

Quando fare vertenza al datore di lavoro? Le cause più comuni per procedere sono:

  • Lavoro nero;
  • Mobbing;
  • Licenziamento senza il rispetto delle norme di legge (ad es. senza ricevere preavviso);
  • Retribuzioni non versate (non pagate una o più mensilità di stipendio);
  • Infortunio certificato, ma non riconosciuto, ossia laddove il datore di lavoro non riconosca le indennità fissate dalla legge per infortunio;
  • Maternità non riconosciuta;
  • Malattia non riconosciuta, laddove il datore di lavoro non riconosca le indennità fissate dalla legge per la malattia;
  • Importo minore del TFR oppure TFR non riconosciuto;
  • Importo minore rispetto al salario pattuito nel contratto di lavoro;
  • Ferie non concesse, pur sussistendone i presupposti o non sostituite con l’indennità corrispondente stabilita per legge;
  • Straordinari non pagati del tutto o pagati solo parzialmente rispetto al reale ammontare di ore lavorate;
  • Molestie sessuali o di vario genere nell’ambiente lavorativo;
  • Contributi non versati;
  • Permessi non ricevuti.

Come si può notare agevolmente, sono tantissime le circostanze concrete che possono rendere opportuna la vertenza sindacale al datore di lavoro. Ma è vero che la prassi ci insegna che talvolta il lavoratore rinuncia a farne una. Il motivo è molto semplice.

Specialmente nei tempi odierni, il bisogno di lavorare e di portare a casa uno stipendio è sentito con forza e questo elemento è a favore dei datori di lavoro, che non sempre rispettano tutte le regole che dovrebbero invece applicare con molta attenzione.

In altre parole, non di rado accade che i datori di lavoro giochino sul fatto che non tutti hanno la determinazione a far valere i propri diritti. Vivono tranquilli nella consapevolezza che non affronteranno mai una causa di lavoro in futuro, magari a seguito dell’avvio di una infruttuosa vertenza sindacale per lavoro in nero o per mancato pagamento dei contributi, giusto per citare due casi pratici classici.

Cosa succede dopo aver fatto vertenza sindacale

Per il lavoratore che decide di sfruttare lo strumento della vertenza sindacale, seguono una serie di conseguenze pratiche che coinvolgono direttamente il sindacato e le sue funzioni. Infatti, l’ufficio vertenze legali o il funzionario di categoria andranno a dare al lavoratore un parere giuridico, specificando modalità, tempi e costi dell’iter.

A seguito della lettura dei documenti richiesti, l’organizzazione sindacale chiederà al lavoratore di sottoscrivere un mandato con cui la struttura è autorizzata ad agire in suo nome e per suo conto. Saranno inoltre indicate le condizioni economiche dell’intervento sindacale.

Non vi sono dubbi: il lavoratore si avvale dell’assistenza legale del sindacato per verificare i suoi diritti ed inoltrare al datore di lavoro una lettera di contestazione. Tra i vari uffici che compongono i sindacati, vi sono infatti anche gli uffici vertenze, proprio al fine di dare una tutela legale ai lavoratori e per verificare l’effettiva gestione dei rapporti di lavoro in conformità alla legge.

I possibili scenari

A questo punto si manifesta in tutta evidenza l’utilità della procedura, in quanto il sindacato dovrà scrivere al datore di lavoro una lettera di diffida, dettagliando il problema manifestato dal lavoratore e chiedendo che i diritti di quest’ultimo siano finalmente rispettati.

Ricordiamo che comunque, per la redazione della lettera di diffida, il lavoratore potrà altresì rivolgersi, oltre che all’ufficio vertenze del sindacato, anche ad un avvocato esperto in diritto del lavoro. Infatti la finalità è la stessa.

Prima di redigere la diffida, tuttavia, il sindacato oppure l’avvocato di fiducia verificherà se la pretesa del lavoratore è fondata realmente, analizzando, ad esempio, le buste paga e gli accrediti in conto corrente compiuti dal datore di lavoro.

Sono due gli scenari possibili:

  • Il datore di lavoro può rispondere subito e accettare di trovare un accordo, con la cd. conciliazione sindacale, cui partecipa il sindacato in tutte le sue fasi sino alla sottoscrizione dell’accordo in sede protetta (nella prassi all’interno degli uffici del sindacato stesso o presso l’Ispettorato del Lavoro);
  • Se il datore non risponde oppure se lo fa, ma non si riesce a trovare un accordo che vada nella direzione di garantire i diritti del lavoratore, nell’ambito della vertenza sindacale subentrerà il legale fiduciario dell’organizzazione, che darà luogo a tutte le attività stragiudiziali del caso.

L’accordo o il ricorso al giudice del lavoro

Insomma, laddove si trovi un punto in comune si procede a mettere nero su bianco un documento che comprovi tutte le specifiche economiche, amministrative e temporali dell’accordo. Il sindacato garantirà la legalità e la correttezza delle operazioni oggetto dell’accordo.

Ma attenzione: se il tentativo di conciliazione non si conclude con esito positivo, non resterà che procedere con un procedimento legale, su iniziativa del dipendente, che sostiene di essere stato leso sul piano dei diritti di lavoratore.

Infatti è possibile rivolgersi ad un avvocato specializzato e presentare un ricorso al giudice del lavoro competente per territorio al fine di:

  • ottenere che sia accertato il comportamento inadempiente del datore di lavoro;
  • conseguire il risarcimento del danno patito dal lavoratore.

Per avere chance concrete di successo in tribunale, il lavoratore dovrà essere in possesso di prove, sia documentali che testimonianze, mirate ad acclarare il proprio diritto fatto valere in giudizio e violato dal datore di lavoro.

I costi della conciliazione sindacale

Da rimarcare infine che il costo della suddetta conciliazione sindacale si può sintetizzare nei termini seguenti:

  • Alcune decine di euro per i diritti di segreteria;
  • Versamento di una quota variabile basata sul valore della lite, e riconosciuta da ciascuna parte.

In linea generale, aggiungiamo che se solitamente i sindacati non impongono un esborso elevato per coloro che sono iscritti – fondamentalmente le spese previste sono rappresentate dai costi vivi e dai rimborsi per le spese sostenute – per i soggetti che non lo sono sarà necessaria preventivamente l’iscrizione al sindacato e la sottoscrizione della relativa tessera.

Si tratta, in ogni caso, di costi inferiori a quelli che entrerebbero in gioco in ipotesi di una tipica causa di lavoro in tribunale.