Secondo lavoro, è legale? Regole da rispettare e possibili sanzioni

In Italia si può avere un secondo lavoro? Cosa dice la normativa di riferimento in tal senso e a quali conseguenze si va in contro

Rispettando alcune regole si possono svolgere due mansioni contemporaneamente a prescindere dal fatto che si tratti di lavoro subordinato o autonomo.

Secondo lavoro
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Avere due lavori alle volte è una vera e propria necessità visto che in alcuni casi uno non basta a soddisfare le esigenze familiari. Bisogna però prestare massima attenzione, perché nonostante sia legale districarsi su più fronti, esistono alcuni paletti che non si possono trasgredire.

Entrambe le occupazioni devono essere regolari e contrattualizzate. Non importa se una sia da dipendente e l’altra da autonomo o se siano uguali, ciò che conta è che rispettino le normative vigenti, comprese quelle inerenti gli orari lavorativi.

Secondo lavoro: quali regole bisogna seguire per poterlo svolgere

Se si presta servizio per due differenti datori di lavoro, è tassativo il rispetto dell’obbligo di fedeltà nei confronti di entrambi. Ecco cosa prevede in merito l’articolo 2105 del Codice civile: “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa”. 

In parole povere, non si può lavorare per un titolare che faccia concorrenza all’altro e non rivelare alle due aziende fatti e strategie dell’altra. Il mancato rispetto di questo principio può portare al licenziamento per giusta causa da entrambe le parti. Quindi da due occupazioni ci si ritroverebbe senza impiego e quindi remunerazione. 

Inoltre ci si deve attenere alle disposizioni in materia di orario di lavoro e riposi. Non si può infatti lavorare più di 48 ore settimanali su un periodo di 4 mesi (straordinari compresi). A questo proposito si sommano le ore di lavoro complessivo sui due fronti: se per un capo si prestano 30 ore di servizio, per l’altro non si può andare oltre le 18 ore. 

Nel caso si sfori questa soglia, tutti e due i principali sarebbero responsabili di sanzioni. Dal canto loro possono rifarsi sul dipendente, che ha l’obbligo di comunicare ad ogni compagnia quali orari di lavoro effettua nell’altra. Così facendo si può rispettare il limite ed evitare di andare in contro a spiacevoli ripercussioni.