Conto corrente e busta paga: i danni (già) causati dalla guerra

A causa del conflitto in Ucraina il costo della vita è aumentato drasticamente con conseguenze su conto corrente e busta paga

Anche l’inflazione sta incidendo pesantemente sulla situazione. Vediamo quali sono i danni più evidenti e quali invece sono quelli non visibili in apparenza.

Conto corrente
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La pandemia prima e il conflitto in Ucraina poi hanno cambiato in maniera netta lo scenario economico nazionale e mondiale. È innegabile, anzi è piuttosto evidente che il costo della vita sia aumentato esponenzialmente.

Il tutto è accentuato anche da un tasso di inflazione che ha raggiunto il 6% e che ormai non è più commisurato con gli stipendi rimasti pressappoco gli stessi. La sintesi è che con 50 euro un italiano non compra più gli stessi beni e servizi che poteva acquistare qualche mese fa con la medesima cifra.

Conto corrente e busta paga: come si sono impoveriti a causa della guerra

D’altronde la situazione inerente la benzina, le bollette e molti beni di prima necessità come pane pasta è sotto gli occhi di tutti. L’assioma secondo cui un aumento dei prezzi non seguito da un adeguamento della busta paga riduce il potere d’acquisto è palese in questa fase.

Altra conseguenza probabilmente meno tangibile, ma non per questo meno grave è quella riguardante i conti correnti. Una somma depositata attualmente non vale come in passato se non accompagnata da un rialzo dei tassi di interesse riconosciuti.

In questo periodo gli unici canoni in rialzo sono quelli applicati su mutui e prestiti. Le banche d’altronde visto il trend inflazionistico in costante aumento non possono che regolarsi di conseguenza.

A rendere il quadro ancor più cupo è che le previsioni non sono ben auguranti per i prossimi mesi. Il trend non è in decrescita, anzi. Si teme di essere solo all’inizio visto che il conflitto russo-ucraino al momento non sembra volgere al termine. Le continue sanzioni che Europa e resto del mondo stanno infliggendo alla Russia per certi versi non aiutano, visto che si tratta del maggiore esportatore di gas e petrolio.

Inoltre la pandemia seppur sembra stia dando una tregua, fa ancora sentire gli effetti dei provvedimenti restrittivi di questi due anni. L’auspicio è che almeno sotto questo punto di vista la fine sia realmente vicina.