Polkadot è davvero la rivoluzione tra le criptovalute? Ecco come funziona

Polkadot è un network innovativo che intende rivoluzionare la finanza decentralizzata. Come funziona?

Polkadot consiste in un network che, fin dalle origini, ha inteso costituire una realtà completamente nuova nel settore delle criptovalute. Tutti i dettagli. Secondo un numero crescente di osservatori, la finanza decentralizzata – in inglese Decentralised Finance o DeFi – è destinata ad avere un ruolo centrale nel futuro.

polkadot

Per finanza decentralizzata si intende di fatto un ecosistema emergente di applicazioni e protocolli finanziari, realizzati tramite l’organizzazione di servizi, di simili caratteristiche rispetto a quelli bancari.

Essi però sono costruiti su infrastrutture che implicano l’assenza di gerarchie, come la blockchain, o comunque meno centralizzate rispetto al sistema bancario che tutti conosciamo. Da notare che una delle peculiarità di questo tipo di iniziative è costituita dagli automatismi che consentono di eseguire le transazioni senza interventi esterni. Chiaro che informatica ed internet hanno e avranno un ruolo chiave nella progressiva diffusione della finanza decentralizzata.

Ebbene, quest’ultima si sta evolvendo grazie alla nascita di sistemi sempre più avanzati. Uno dei più interessanti – e che qui vedremo da vicino – è quello di Polkadot, che mira a colmare le lacune delle altre blockchain più note e popolari.

Da notare subito che l’infrastruttura di Polkadot è potente e complessa, e garantisce l’interconnessione tra le varie blockchain, tanto che la sua architettura ha condotto alla definizione di “Ethereum-killer”, in quanto i promotori di Polkadot intendono detronizzare la piattaforma sviluppata da Vitalik Buterin.

All’orizzonte vi è un sempre maggiore sviluppo della rete Polkadot, la quale – come accennato – è in grado di mettere in comunicazione le altre blockchain. Perciò non deve stupire che già ora il mercato delle criptovalute stia puntando proprio su Polkadot. Di seguito spiegheremo più nel dettaglio che cos’è questa piattaforma, come funziona la sua criptovaluta DOT e quali sono le prospettive.

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Polkadot: brevi cenni alle origini

A gettare le basi del progetto Polkadot è stato il co-fondatore di Ethereum, l’ingegnere Gavin Wood, il quale nel 2016 scelse di creare un progetto personale, con la finalità di colmare le criticità di Ethereum.

Si tratta di un personaggio di primario rilievo all’interno della community delle criptovalute e, peraltro, inventore dei protocolli Proof of Authority e Whisper.

Nel team che ha costituito ETH vi era proprio lui, chiamato all’opera per la sua grande esperienza nel settore crittografico. Egli però decise di lasciare la sua posizione di CTO e maggiore sviluppatore di ETH, per sviluppare una nuova criptovaluta. Quest’ultima – nei suoi obiettivi– avrebbe mantenuto le promesse che Ethereum non poteva mantenere, in quanto ancor più evoluta tecnologicamente.

Ed è interessante notare che fin da subito il progetto è partito con il piede giusto, in quanto è stato sostenuto dall’azienda Parity Technologies, dalla Fondazione Web3 oltre che da un’ICO (offerta iniziale di monete) tenuta nell’ottobre del 2017, che ha ottenuto la consistente cifra pari a 143 milioni di dollari.

Anzi, non vi sono particolari dubbi a riguardo: sebbene Parity e Web3 Foundation siano sempre stati punti di riferimento nel mondo Ethereum, la loro partecipazione al finanziamento Polkadot si è rivelato determinante. Ma vero è che le risorse di ambo le società erano circoscritte a causa della loro centralità su Ethereum. Ecco perché l’offerta iniziale di monete (ICO) che si è tenuta dal 15 al 27 ottobre 2017 è da ritenersi la vera svolta per il lancio del progetto Polkadot.

Da quel momento, l’iniziativa è stata sviluppata con l’intento di creare una catena di trasmissione ed elaborazione di dati, ma anche di operare in modo indipendente creando le proprie catene.

Vero è che fin dalla nascita la blockchain Polkadot è rimasta un po’ sotto i radar. Ma dal momento in cui il suo token nativo DOT è salito tra le prime criptovalute per capitalizzazione di mercato, la popolarità di Polkadot è cresciuta notevolmente. E in molti oggi scommettono su di essa e sulle sue potenzialità.

Polkadot: un progetto nato per superare i punti deboli di Ethereum

Lo abbiamo detto poco sopra: al centro del progetto e, a questo punto, del successo di Polkadot, c’è Gavin Wood. Egli è un personaggio piuttosto conosciuto nell’ambito della finanza decentralizzata, essendo uno sviluppatore di tecnologia blockchain che faceva parte del team di sviluppo di Ethereum, ed anzi era uno degli sviluppatori principali, al pari di Vitalik Buterin. Questi è la figura a cui principalmente viene ricondotta la creazione di Ethereum.

In breve, ricordiamo che Ethereum consiste in una piattaforma digitale, che consente di costruire una serie di applicazioni decentralizzate. Queste ultime possono includere ad es. metodi di pagamento o sistemi di sicurezza. Da notare che, proprio come il notissimo Bitcoin, anche Ethereum opera fuori dal mandato delle autorità centrali, come banche e governi. E considerazioni analoghe valgono anche per Polkadot.

Di fatto Polkadot è un progetto autonomo, che va oltre quanto delineato con Ethereum. Ma vero è che grazie al contributo di Wood che Ethereum può contare sulle potenzialità del linguaggio di programmazione Solidity, appunto creato dallo stesso Wood. Ricordiamo che il protocollo Solidity è tecnicamente il linguaggio di codifica utilizzato per costruire smart contracts su Ethereum.

Come accennato in precedenza, Gavin Wood scelse nel 2016 di intraprendere un proprio autonomo progetto, con caratteristiche tali da superare le debolezze di Ethereum. In particolare, la sua scalabilità e l’abilitazione di nuove strutture operative cross-chain o inter-chain.

A poco a poco l’attenzione del mondo della finanza decentralizzata nei confronti Polkadot è salita. Tanto che oggi Polkadot si può certamente considerare come uno dei progetti blockchain in più rapida crescita negli ultimi anni.

Polkadot: di che si tratta in concreto?

Abbiamo detto che il progetto Polkadot ha le sue basi in quanto già compreso in Ethereum. Ebbene, Gavin Wood ha inteso progettare autonomamente una rete in grado di offrire le stesse funzionalità di Ethereum, ma oltrepassando alcune criticità della citata piattaforma e presentando altresì una serie di funzionalità uniche.

Ecco perché, per raggiungere questo obiettivo, Polkadot ha implicato la creazione da zero di una serie completamente nuova di tecnologie e protocolli di consenso, progettati in chiave innovativa.

Polkadot è una blockchain scalabile, che assicura l’interoperabilità tra vari network, ma anche un protocollo sicuro per la connessione tra le distinte chain.

In estrema sintesi, Polkadot consiste in un network che consente l’interconnessione di varie blockchain, assicurando le transazioni non soltanto di token digitalizzati, ma anche di dati di altra natura.

Siamo innanzi ad un progetto che dunque punta a sviluppare infrastrutture informatiche per un web decentralizzato, al centro di cui – insieme ad altri progetti – si troverà proprio Polkadot. Giusto dunque definire Polkadot come un progetto di amplissima prospettiva, con obiettivi assai ambiziosi e in grado di rivoluzionare il sempre dinamico mondo della finanza decentralizzata. Non solo: Polkadot potrebbe fungere da base per lo sviluppo di ulteriori progetti autonomi e collaterali.

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Collegamento tra blockchain e progetto open source

Polkadot (il cui token ha la sigla DOT) consiste in una tecnologia multi-catena, eterogenea e scalabile. Il suo scopo è quello di collegare le varie blockchain affinché queste condividano i dati tra loro, dando luogo ad una rete decentralizzata e di fatto contribuendo ad evolvere la cd. finanza decentralizzata.

Per capire il meccanismo fondamentale di Polkadot occorre fare un esempio, e considerare il notissimo linguaggio HTML, usato per la costruzione dei siti. In virtù di esso, si collegano fra loro server, browser e siti del web.

Ebbene, Polkadot intende fare lo stesso, vale a dire fare in modo che tutte le blockchain trovino il modo di avere un punto d’incontro.

Dal punto di vista tecnico, Polkadot ha l’obiettivo di risolvere due tra i problemi più consistenti nell’ambito del registro decentralizzato, vale a dire l’interoperabilità e la scalabilità della rete.

Polkadot è insomma punto d’incontro tra blockchain, e mira ad ottimizzare i tempi per gli sviluppatori, consentendo loro di aver loro maggior tempo per sviluppare ad es. gli smart contracts relazionati alla propria blockchain.

Da notare peraltro che Polkadot deve ritenersi un progetto open-source. Ciò in breve significa che chiunque può liberamente contribuire allo sviluppo del progetto. Si tratta di una caratteristica che ben si combina con il mondo della finanza decentralizzata, ma non bisogna dimenticare che al di fuori dalla comunità open-source, vi è comunque la Web3 Foundation (organizzazione leader nell’universo delle criptovalute) che contribuisce finanziariamente e tecnologicamente a Polkadot. Questo è un particolare di certo non irrilevante e che contribuisce a spiegare la vitalità del progetto.

Differenziarsi da Ethereum come strategia per emergere

Abbiamo accennato al fatto che il progetto Polkadot nasce autonomo e come alternativa ai punti deboli di Ethereum, ma cos’è che distingue inequivocabilmente Polkadot rispetto alle altre piattaforme? Ecco una serie di caratteristiche distintive:

Blockchain scalabile

Al nucleo del progetto di Polkadot c’è la sua scalabilità. In parole semplici, l’obiettivo della scalabilità comporta la possibilità di ospitare sempre più progetti, assicurando sempre maggiore connettività, e ciò senza aumento di consumi e di costi e senza rallentamenti. Questo è un indubbio elemento che gioca a favore di Polkadot.

Interconnessione tra le blockchain

Come già gli esperti del settore sapranno, in verità vi sono vari progetti che includono reti informatiche per la connessione tra blockchain, che altrimenti non potrebbero comunicare tra loro.

Ciò che contraddistingue Polkadot, e che si fa preferire rispetto ad Ethereum, sta nel fatto di offrire interfacce che consentono di trasmettere anche dati raw, che in gergo tecnico significa dati non tokenizzati. Ciò può essere molto importante per i dati mirati all’innesco di uno smart contract, che giungono ad es. dalle borse o da altri tipi di centri dati. Ricordiamo che gli smart contract sono dei veri e propri software basati sulla blockchain.

Non è necessaria l’hardfork

Questo è un altro elemento che gioca a favore di Polkadot e di coloro che si avvalgono delle sue funzionalità. Infatti l’hard fork consiste in un importante aggiornamento del protocollo che impone a tutti gli utenti a passare a un nuovo software se desiderano continuare a usare lo stesso software.

I progetti blockchain di vecchia generazione – per immettere novità sostanziali all’interno del progetto dovevano sdoppiarsi – vale a dire dividere l’albero e continuare sul progetto. Si tratta di una procedura lenta e costosa in termini di risorse.

Polkadot (token DOT) consiste invece in un progetto che consente di immettere novità in corsa, o anzi in produzione, senza che ci sia l’obbligo di sdoppiare l’albero originario e lasciarne un altro come dismesso. Chiaro che una struttura di questo genere, peraltro oggi rintracciabile non soltanto in Polkadot, rende questa piattaforma molto più utile nell’ipotesi in cui si volessero implementare delle novità che il mercato impone.

Polkadot: la scalabilità e il design ‘shared multichain’

Come accennato, Polkadot consiste in un progetto di ampio respiro, ossia un protocollo blockchain di ultima generazione, che ha come finalità quella di permettere l’interconnessione tra varie chain, interne o esterne al progetto.

La suddetta scalabilità in particolare rappresenta un tratto che fa la differenza. Come già sapranno coloro che già conoscono la realtà della finanza decentralizzata, le blockchain classiche possono performare esclusivamente un numero determinato di operazioni e rapidamente possono divenire troppo esose sul piano dei costi di transazione o lente nel processare tutte le informazioni.

Polkadot è innovativo, in quanto è caratterizzato da un design cd. ‘shared multichain’. Ciò significa che si tratta di una tecnologia in grado di processare le informazioni e le transazioni appoggiandosi a varie blockchain in parallelo. In termini pratici questa caratteristica consente di eliminare alla radice i casi di rallentamento del flusso di attività– ossia uno dei problemi principali delle blockchain di vecchia generazione – e di poter avere una scalabilità sulla carta infinita.

Polkadot: la flessibilità e la condivisione delle informazioni

Un’altra caratteristica delle blockchain di vecchia generazione, e includiamo anche Ethereum, è che non sono in grado di adattarsi ad utilizzi diversi da quelli per cui sono state concepite. Per sua natura, invece, in Polkadot la flessibilità è un tratto fondamentale. Tecnicamente parlando, si possono sviluppare parachain, ossia delle blockchain sovrane ma integrate nel progetto principale, che possono operare in base a proprie regole e adattarsi alle necessità del progetto.

E’ insomma del tutto evidente il potenziale di Polkadot, rispetto ad altre tecnologie: questo strumento può permettere la nascita di progetti che altri tipi di sistemi non avrebbero mai potuto consentire. Soprattutto rileva un dettaglio: il fatto di consentire la sovranità a progetti interni, rende Polkadot fondamentale all’interno della nuova ondata della finanza decentralizzata. E ci riferiamo ovviamente ai sistemi che mirano ad offrire servizi simil-bancari su blockchain.

Altro aspetto indubbiamente interessante è la condivisione delle informazioni e delle funzionalità e si può fare l’esempio dei software che condividono lo stesso sistema operativo. In particolare, una delle cose più interessanti che possono essere condivise sono le validazioni delle transazioni.

Pertanto chi intende sviluppare la propria app distribuita, può fare affidamento, attraverso pagamenti in DOT, all’intero network che appunto prende il nome di Polkadot.

Polkadot: la struttura della blockchain in sintesi

Dal punto di vista tecnico, la “blockchain” di Polkadot è divisa in quattro parti, ossia quattro distinti strati, che contribuiscono alle funzionalità dell’intero progetto, e che di fatto lo rendono davvero innovativo. Ecco in breve quali sono queste parti:

Relay Chain

Consiste nel cuore pulsante della chain di Polkadot, in quanto questa parte si occupa della sicurezza, del consenso sul protocollo e della possibilità di avere operazioni tra diverse blockchain.

Parachain

Sono blockchain che il progetto definisce sovrane. Esse hanno il loro token di riferimento e possono funzionare in base a proprie regole, interfacciandosi con il nodo centrale;

Parathread

Vi sono molti punti in comune con le parachain appena citate, ma hanno un pricing model a consumo.

Bridges

Essi sono i ponti che consentono di comunicare tra parachain e parathread, ma anche verso progetti esterni come Ethereum e Bitcoin. Abbiamo infatti rimarcato che Polkadot è un progetto aperto alle tecnologie esterne.

Da notare altresì che Polkadot condivide con Ethereum 2.0 alcune somiglianze, sia nel funzionamento, che nel design della blockchain. Ambo i sistemi, ad esempio, permettono la creazione di catene più piccole, per sfruttare meglio le risorse.

Inoltre, in comune hanno che entrambe non prevedono il mining, e preferiscono invece lo staking, vale a dire il vincolo di alcuni token per conservare la rete nel pieno delle proprie funzioni.

Ma lo abbiamo già rilevato: il vero vantaggio di Polkadot rispetto ad Ethereum, è la sua maggiore potenza di calcolo ed altresì l’enorme potenziale che la creazione di parachain e bridges implica.

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Polkadot: il pagamento in DOT

Non bisogna dimenticare che in gioco ci sono dei costi per sfruttare i nodi del network, la loro capacità di validazione e la loro sicurezza. Detto prezzo è pagato in DOT, che costituisce di fatto la criptovaluta di riferimento all’interno dell’intero progetto. Si può perciò affermare che il valore di DOT sarà correlato a quanto il progetto riuscirà a realizzare sul piano dei volumi di utilizzo.

A controbilanciare il fattore costi, vi è però l’aspetto rappresentato dalle tantissime transazioni al secondo: infatti, è stato già oltrepassato il limite di 1.000 transazioni al secondo, che per tantissime blockchain non nuovissime, come ad es. Litecoin, sono numeri che almeno per il momento non possono essere raggiunti.

Non vi sono dubbi sul fatto che quella di Polkadot è al momento una tecnologia superiore.

Polkadot: DOT non è un mezzo di pagamento

Inoltre DOT non è un mezzo di scambio di valore, non è moneta e non deve intendersi come mezzo di pagamento. Non è mai stata questa l’intenzione di coloro che hanno ideato questo sistema.

Non vi sono dubbi a riguardo: nelle funzionalità del progetto originario, DOT non è usato per pagare servizi o beni, ma esclusivamente all’interno della blockchain di Polkadot. Si tratta di un dettaglio molto importante, che ovviamente non rappresenta un limite fisico, ma piuttosto la volontà precisa di chi ha varato il progetto. Da notare comunque che i token DOT guadagnano valore sulle principali piazze che offrono scambi in criptovaluta.

Polkadot non ha come obiettivo quello di rimpiazzare altre criptovalute e, in particolare, quelle che hanno come funzione primaria il pagamento per beni o servizi.

In estrema sintesi: siamo innanzi ad un progetto nato per consentire l’integrazione tra distinte blockchain, con un sistema molto articolato ma che non è stato ideato per i pagamenti. Certamente non vi sono ostacoli alla possibilità che due persone si mettano d’accordo per pagarsi in DOT, ma appunto non è questa una componente caratterizzante della rete Polkadot.

Come investire in Polkadot (token DOT)?

Dal punto di vista tecnico, DOT è il token di interscambio, per lo staking e per il voto all’interno del network di Polkadot. Il suo uso è essenziale per tutto il funzionamento della rete – e anche per avere accesso alle risorse che il progetto mette a disposizione di chi ospita i suoi progetti su Polkadot.

Anzi proprio al fine di mantenere in funzione l’intera rete Polkadot, questo progetto ha creato un token di nome DOT. Questa che è di fatto una criptovaluta, si rivela il vero cuore economico dell’intero progetto.

Onde avvicinarsi al contesto ed operare su questa criptovaluta è doveroso prendere in considerazione l’affidabilità ed efficienza dei CFD rispetto ad altri meccanismi d’investimento come gli exchange o i classici portafogli elettronici (wallet).

Gli exchange, in particolare, non sono autorizzati e regolamentati, perciò non offrono alcuna sicurezza. Frequentemente poi applicano ingenti commissioni che rendono il trading di Polkadot non conveniente.

Quando invece parliamo di CFD, o in gergo tecnico contratti per differenza, citiamo degli strumenti che consentono di investire sull’andamento delle criptovalute senza possederle fisicamente, impedendo così la comparsa di varie limitazioni e problemi come il furto o la difficoltà d’utilizzo.

Non solo. Le operazioni con i CFD appaiono molto più veloci a livello di tempistiche, rispetto agli exchange ed ai wallet. Inoltre, le piattaforme CFD sono autorizzate dalla CONSOB e regolamentate dalla CySEC. Essenziale poi ricordare la mancanza di commissioni, in quanto il meccanismo di business delle piattaforme CFD è fondato su un piccolissimo spread.

Polkadot e DOT Coin: l’utilità della piattaforma eToro

I maggiori esperti del settore spiegano che, a differenza degli exchange, con le piattaforme CFD è possibile conseguire un guadagno in ogni scenario di mercato. Ed è possibile sia comprare le criptovalute come DOT, oppure venderle allo scoperto.

Inoltre, se si opera su questo token avvalendosi di piattaforme autorizzate e regolamentate come per esempio eToro, sarà possibile farlo senza commissioni e con la certezza e sicurezza di una soluzione globale. Proprio eToro si caratterizza infatti per milioni e milioni di utenti attivi in tutto il mondo.

Soprattutto, eToro è diventata famosa sul mercato in virtù della sua grande facilità d’utilizzo, velocità nelle operazioni ed anche per le ottime condizioni di trading per chi sceglie di cominciare ad operare sulle criptomonete.

Molto interessante notare questo dettaglio di eToro: la tecnologia del copy trading. In virtù di questa tecnologia l’interessato potrà copiare le operazioni degli investitori più abili, evitando di commettere errori.

In altre parole, grazie al copy trading l’investitore ha la possibilità di “copiare” automaticamente ogni operazione svolta da un altro trader, in maniera da replicarne le performance sul proprio conto personale. Chiaro che ciò potrebbe rivelarsi indubbiamente vantaggioso.

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Investire in Polkadot conviene?

Considerando la credibilità che caratterizza coloro che stanno dietro il progetto Polkadot, Gavin Wood in testa, si può affermare che investire sulla criptovaluta Polkadot potrebbe essere una strategia vincente nel medio-lungo periodo. Non a caso infatti sempre più trader tengono sotto controllo DOT e la sua quotazione, accrescendo i volumi di scambio e dunque anche la volatilità del prezzo.

Alcuni osservatori suggeriscono di sfruttare questo trend a proprio vantaggio, facendo trading online sulla criptovaluta DOT, e speculando sulle variazioni del valore intraday. Interessante anche l’opzione di aggiungere in portafogli un token che in futuro potrebbe rivelarsi molto versatile.

Come accennato in precedenza, Polkadot infatti potrebbe davvero diventare la piattaforma di riferimento per tante blockchain ed essere così utilizzabile anche da parte di chi opera su altri progetti DeFi, allargando molto il suo margine di operatività e così anche la popolarità.

Polkadot è insomma uno dei progetti da tenere d’occhio e non si può di certo definire una ‘meteora’. Anzi consiste in un meccanismo che si è ormai affermato e che oggi ha un ruolo primario nell’ecosistema delle criptovalute. Per quanto riguarda le previsioni su DOT, esse sono molto interessanti e vedono dei rialzi consistenti per il medio e lungo periodo.

La piattaforma spicca per serietà di coloro che l’hanno realizzata, articolazione, utilità e prospettive. Ecco perché si può scommettere sul fatto che Polkadot sarà in grado di resistere ai tipici scossoni del mondo delle blockchain e della finanza decentralizzata in generale.