Stipendi italiani, la resa dei conti: chi ha guadagnato di più e chi meno nel 2021

Per valutare l’immagine di un paese spesso si prende in considerazione anche il livello delle retribuzioni erogate. Tutti i dettagli.

Retribuzione
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La questione retribuzioni ormai da anni tiene banco in quelle che sono le considerazioni sempre più spesso associate al nostro paese. In Italia, è cosa ormai nota, il livello delle retribuzioni non segue uno schema per la verità comune ad altre realtà. Il discorso della meritocrazia, ad esempio, in altri paesi vero modello da seguire nell’interesse aziendale e del lavoratore stesso. Il dato certo è che questa dinamica non mette in buona luce l’Italia in un contesto molto più vasto quale potrebbe essere ad esempio la Comunità europea.

Altro problema abbastanza frequente sta nella considerazione che gli stessi lavoratori hanno del livello di retribuzione percepito. Nel settore privato, nella maggior parte dei casi la dinamica è ancor più evidente. La crisi scaturita dalla pandemia di covid, poi, di certo non aiutato. Rallentamenti di produzione, stop alle attività, limitazioni che hanno condizionato non poco i regimi lavorativi hanno portato all’inasprimento, se possibile, di quelle condizioni lavorative già di per se per nulla soddisfacenti. A questo punto il problema diventa più che serio.

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In merito alle discrepanze tra il nostro livello di retribuzione e quello medio degli altri paesi europei, Marco Contemi, imprenditore e fondatore del portale applavoro.it esprime una posizione abbastanza netta: “Purtroppo dai nostri dati in possesso risulta ancora ben evidente un divario tra retribuzioni, misurato sulle medesime professioni ma in zone differenti del paese . Questo dislivello agevola la creazione di situazioni lavorative sempre più svantaggiose, soprattutto in zone d’Italia dove scarseggia l’offerta di lavoro, e ci si ritrova quindi spesso costretti ad accettare condizioni non eque proprio per necessità e mancanza di alternative valide“.

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Ad oggi, se prendiamo in considerazione gli stipendi medi del 2021, troviamo ancora una volta il primato del settore commerciale terziario. Gli agenti di commercio guidano la particolare classifica con 2.300 euro mensili, seguono gli operai specializzati con 1.450 euro ed i cuochi con 1.400 euro. Dall’altro lato però troviamo le condizioni non proprio eccellenti di altre categorie lavorative. Operatori call center con uno stipendio medio di 750 euro, segretarie o bariste con uno stipendio che invece rasenta i 1000 euro al mese.

Altro discorso molto interessante riguarda poi le differenze di retribuzione per la stessa tipologia di lavoro per aree geografiche, praticamente regione per regione. Guadagnano molto poco cuochi e camerieri in Veneto con rispettivamente 1.600 euro di stipendio medio per i primi e 1.400 per i secondi. Milano rappresenta il massimo per gli impiegati con stipendio medio di 1.450 euro mensili. Gli infermieri invece guadagnano molto di più a Napoli, 1.600 di stipendio medio mensile. Operai specializzati palermitani con stipendio medio addirittura di 1.800 euro mensili. Molto probabilmente però tali cifre rispondono anche a particolari esigenze avute nel corso dello scorso anno.

Le differenze insomma esistono eccome, scandite bene dalle relative buste paga. Oggi queste differenze, quindi, si fanno sentire addirittura da regione a regione. Non sorprende quindi che il paese tutto possa avere una collocazione non di certo invidiabile nello schema europeo. Il merito non retribuito come si dovrebbe, cosi come succede all’estero, quasi ovunque. Contratti di lavoro spesso scadenti e non corrispondenti alle più comuni logiche riguardanti ad esempio il costo della vita. Il lavoro che spesso, purtroppo in moltissime occasioni non consente di avere una certa indipendenza.

Condizioni che insomma, di fatto, non fanno crescere il paese, non offrono la possibilità ai giovani di autodeterminarsi ed anche di lasciare la casa di famiglia. Dettagli non da poco, che incidono fortemente sull’identità percepita dentro e fuori del nostro complicato paese.